Mastella: serve una commissione d'inchiesta

Il Guardasigilli e Di Pietro chiedono un’inchiesta parlamentare. Il centrodestra si oppone. L’ex pm Borrelli: "Macché spiate, soltanto pettegolezzi e ritagli di giornale"

da Milano

Per una volta parlano con una voce sola. Clemente Mastella e Antonio Di Pietro trovano le stesse parole sulla querelle del Sismi e sottolineano la necessità di una commissione d’inchiesta sugli 007 per eliminare «dubbi e perplessità». «Non ho elementi sul coinvolgimento di Berlusconi - spiega il ministro della Giustizia - l’unico modo per acclarare e rendersi conto di quanto è accaduto è istituire una commissione d’inchiesta»; per il collega delle Infrastrutture la commissione è necessaria «per dare un giudizio politico-istituzionale sull’operato di uno degli organi fondamentali per la sicurezza dello Stato».
Un’idea che trova concorde il vicepremier e ministro degli Esteri, Massimo D’Alema: «È una proposta pienamente condivisibile - dice in un’intervista alla Festa dell’Unità a Roma - quella di una Commissione parlamentare di indagine. Sono del tutto d’accordo con il ministro della Giustizia perché è una questione così inquietante».
Insomma, il tema è incandescente e c’è chi teme che le schedature compiute dagli 007 di via Nazionale abbiano arrecato un vulnus alla democrazia. In controtendenza, uno dei magistrati nel mirino, Francesco Saverio Borrelli: «Non ho mai avuto la sensazione di essere personalmente spiato, né credo che di fatto avessero attivato nessun tipo di spionaggio sui magistrati, al di là di raccogliere, come talvolta purtroppo fanno questi addetti ai servizi, pettegolezzi o ritagli di giornale. A me sembra tutta una gran buffonata».
L’ex procuratore capo di Milano ridimensiona tutta la vicenda, riconducendola ad una farsa all’italiana o poco più. Un giudizio che tutto sommato si sposa con quello espresso da Nicolò Pollari: «Si tratta di documenti personali del dottor Pio Pompa: dati e notizie di fonti giornalistiche, attinti dai giornali, libri e siti internet, aperti e disponibili per chiunque legga o navighi su web». «Ben venga la commissione d’inchiesta per l’accertamento della verità», aggiunge Titta Madia, difensore di Pollari.
Dove è la verità? Ci vuole davvero una commissione d’indagine? «Dobbiamo farla - chiede ironico Maurizio Gasparri di An - per scoprire che ci sono magistrati che alternano la militanza a sinistra con la toga alla militanza a sinistra in Parlamento?» Scettico anche Massimo Donadi. Il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera contraddice Di Pietro: «Prima di pensare alla commissione, ci pare evidente che il governo abbia un dovere preciso che non può scaricare sul Parlamento, ovvero quello di mettere da parte senza frapporre ulteriori e a questo punto non più comprensibili indugi tutti quei dirigenti dei servizi coinvolti, a partire da Pollari e Pompa, primo passo necessario per fare chiarezza».
«È necessario accertare le responsabilità - ribatte Gennaro Migliore, capogruppo di Rifondazione a Montecitorio - perché questo potrebbe essere un vulnus molto serio nel tessuto democratico del nostro Paese se si accertassero effettivamente delle distorsioni del sistema democratico, come quelle di un servizio di sicurezza che fa indagini sui magistrati». Più di duecento, italiani e stranieri, schedati fra il 2001 e il 2006 e sgraditi, a quanto pare, al governo di centrodestra.
Intanto il ministro della Difesa Arturo Parisi torna dal Libano e convoca il direttore del Sismi Bruno Branciforte per verificare le notizie sull’archivio e valutare se esistano i presupposti per la «tempestiva adozione» di provvedimenti a carico delle persone coinvolte.