Mastella si arrende e non si candida

L’amarezza dell’ex ministro che rinuncia alle politiche: "Sono stato linciato, sconfitto prima del voto". Ma per il figlio Elio spunta la possibilità di un posto in lista con il Mpa

Roma - Infine ha alzato le braccia, pur senza attendere «la prossima trasmissione tv dove mi inviteranno», come confidava martedì appena scorso, in quell’ultimo pranzo sotto la sede dell’Udeur con dodici commensali, Giuda se n’era già andato. Ieri sera, Clemente Mastella ha fatto diffondere da Ceppaloni una nota che ricalca quel suo sfogo e la presa d’atto incredula nel vedersi annientato politicamente prima ancora di poter sostenere il giudizio degli elettori: «Sconfitto, prima ancora di esserlo probabilmente sul campo, rinuncio a candidarmi».

È breve e sofferto, l’annuncio del ritiro di Mastella, che ha diviso anche l’ultimo manipolo di fedelissimi che gli era rimasto al fianco. Una decisione che viene dopo aver registrato la marcia indietro di Silvio Berlusconi dall’accordo stretto all’indomani della crisi di governo, e dopo il niet di Pier Ferdinando Casini opposto a Ciriaco de Mita sul nome di Mastella per l’accordo triangolare in Campania. «Devo dire la verità?», s’era sfogato confidenzialmente martedì, «ho voglia di mandare tutto a quel paese, basta. Meglio se sto fermo un giro». Così ieri ha deciso, pur col parere contrario della moglie Sandra, che è ancora presidente del parlamentino campano, e lo incitava a resistere, presentando comunque il Campanile alle elezioni. «Sconfitto per una costante e manipolata disiformazione con la pubblica opinione», ha dettato, «determinata da una scientifica operazione di linciaggio morale contro di me, costruita mediaticamente, politicamente e giudiziariamente: per queste ragioni sono diventato una sorta di uomo nero, di cui liberarsi e sul quale scaricare tutte le responsabilità del sistema politico».

Mesto è il sorriso di Mastella nell’ascoltare Berlusconi che giustifica l’annullamento dell’accordo perché secondo i sondaggi «la sua presenza ci farebbe perdere dagli 8 ai 12 punti percentuali», e su tale previsione il leader del Pdl si è piegato ai niet di Gianfranco Fini e Roberto Maroni. «Nemmeno Belzebù, sarebbe capace di tanta perdita elettorale», è lo stupore amaro dell’ex guardasigilli. La rinascita in Campania, il triangolo con De Mita e Casini? «Ciriaco ce l’ha messa tutta, devo dargliene atto. Ma è Casini che non mi vuole», è il suo racconto che apre un altro sfogo: «Nella Rosa Bianca qualcuno dovrà pur spiegare perché va bene Totò Cuffaro, va bene Lorenzo Cesa, ma non Clemente Mastella che non ha alcuna pendenza giudiziaria. E poi, lo vedi il paradosso? Nessuno vuole il partito di Mastella, ma tutti, a destra e a sinistra, sono pronti a imbarcare quelli che stavano con Mastella».

Il comunicato prosegue: «Stretto nella tenaglia ho retto fino a quando ho potuto, sapendo di avere subito ingiustizie clamorose e ben cosciente della mia onestà e innocenza. Mentre ringrazio quanti, anche in queste ore, mi spingono a restare sul terreno di gioco, ho deciso di non candidarmi al Parlamento italiano per le prossime elezioni politiche. Spero così di essere anche più libero e di ritrovare finalmente una serenità che con violenza e ad arte mi è stata tolta. Confesso che un po’ di amarezza in tutto questo c’è, ma forte anche della cultura e della saggezza contadina del mio Sud, non mi arrendo; e se, e qualora ci saranno condizioni diverse, do l’arrivederci a quegli amici che generosamente e in modo solidale mi sono stati vicino».

Insomma non s’arrende, pur se a questo giro sta fermo, lasciando intendere che aspetta un’altra sfida. I contadini lo sanno, che dopo l’inverno viene sempre la primavera e che comunque ha da passa’ ’a nuttata. Pare che ieri sera, proprio mentre Mastella vergava il suo gran rifiuto, Mauro Fabris abbia strappato in Via dell’Umiltà altri tre posti in Parlamento oltre al suo, per Francesco Borgomeo che era capo della segreteria del ministro Mastella, e per il figlio di Mastella, Elio, quale capolista in Campania del Mpa collegato al Pdl; oltre all’elezione di Mastella all’Europarlamento, ovviamente. Ma l’alzata di spalle di Mastella era prevedibile: «Sì, sì, le europee si tengono tra un anno... E poi che vado a fare, a Strasburgo? Mi iscrivo alla Commissione caccia e pesca come fece D’Alema?». No, le «condizioni diverse» e «l’arrivederci» di Mastella sono per le regionali, perché in Campania una fetta consistente di partito gli è rimasta. La tua terra non ti tradisce, dalla ridotta del Sannio muoverà la rivincita. «Ripartirò da qui, come è partito Bossi dopo le prime sconfitte», ha promesso agli assessori, ai consiglieri che non lo hanno lasciato. Già, ricordate il deserto e il silenzio in cui erano costretti prima del ’94 Umberto Bossi e Bruno Leoni? Attenti alle forche caudine della Lega Sud di Mastella.