Mastella toglie la linea a Di Pietro: «Si occupi solo delle infrastrutture»

Il Guardasigilli: «Sui controlli telefonici è auspicabile un decreto bipartisan». La replica dell’ex pubblico ministero: «Non ne vedo la necessità»

nostro inviato a Potenza
Molte inchieste della procura di Potenza non vengono confermate poi nei processi in Tribunale. E molti arresti sono sbagliati. Tanto che ogni anno per ingiusta detenzione lo Stato risarcisce una cifra record per una piccola Corte d’Appello: quasi 700mila euro. A denunciarlo a sorpresa non sono gli avvocati, ma è proprio il procuratore generale della città che in un intervento durissimo qualche mese fa aveva criticato l’operato dei Pm, a iniziare proprio, seppur non esplicitamente nominato, dalle maxi inchieste di John Woodcock.
Ecco gli stralci più significativi: «L’argomento della custodia cautelare è delicato, nel periodo che ci riguarda, e cioè nell’anno che va fino al 30 giugno 2005, il Tribunale del Riesame ha accolto oltre il 70% dei ricorsi contro le misure di custodia cautelare. Vedete, il Tribunale del Riesame e poi la Cassazione sono quella che, in aritmetica, è la prova del 9. Se la prova non riesce vuol dire che l’operazione è sbagliata. Sono quello che è il collaudo per un ponte, la prova di resistenza di un solaio. Se il solaio scricchiola o addirittura crolla sotto la prova di carico, significa che è stato costruito male. E dunque questo dato, questo 70%, è molto significativo che ci è anche chiesto dal procuratore della Cassazione (titolare dell’azione disciplinare, ndr). A questo dato io aggiungo un altro dato che ritengo particolarmente interessante e cioè che in questo distretto la Corte di Appello ha liquidato nel solo anno 2004 1,3 miliardi di vecchie lire per ingiusta detenzione. Nel 2005 le istanze sono aumentate del 25% e il risultato non cambia. Denaro che lo stato sborsa per ingiusta detenzione senza alcuna rivalsa contro chi l’ha causata. Ma non è questo il punto. Lo spreco di denaro è un fatto secondario. Quello che brucia è l’ingiustizia che mai denaro potrà riparare a sufficienza specialmente in certi casi in cui l’onta dei ferri finisce per segnare il futuro di un uomo. Purtroppo oggi - parlo in generale ripeto - le richieste e spesso anche le ordinanze di custodia cautelare non sono più come una volta la sintesi, il distillato di un quadro probatorio variegato, ben assortito. Molto spesso sono solo una copia di mastodontici trascrizioni. (…) È tutto un copia-incolla. Sicché avvengono cose che neppure sognavamo ai miei tempi. Oggi le richieste sono volumi di 500-1.000 pagine tra le quali è costretto ad orientarsi un Gip che, gravato da un enorme carico d’ufficio, viene spesso a trovarsi in difficoltà e questo spiega perché le ordinanze (non sempre per fortuna) presentano tante analogie e somiglianze, anche volumetriche con le richieste. E forse è proprio questa la causa del fatto che sottoposte alla finestra del Riesame non la passano nel 70% dei casi».
gianluigi.nuzzi
@ilgiornale.it