Mastella va da solo ma avverte: al centro uno spazio enorme

Il leader del Campanile spiega la sua strategia: "La partita del Pdl non è vinta, ci confronteremo con Udc e Rosa bianca"

da Roma

C’è voglia di centro. L’attuale smarcamento di Pier Ferdinando Casini e dell’Udc dal Popolo della libertà ha messo in moto un’altra scheggia democristiana, fino all’altroieri in procinto di aggregarsi al nuovo progetto del centrodestra.
Si tratta dell’Udeur di Clemente Mastella. Ieri, al termine dell’ufficio politico, l’ex ministro della Giustizia ha spiegato la sua strategia. «Vogliamo correre da soli - ha detto - ma non in solitudine: vogliamo con noi i cattolici inquieti rispetto alla normalizzazione che si sta tentando di fare nella politica italiana. Al centro c’è un’area enorme». I destinatari del messaggio mastelliano sono la Rosa bianca di Baccini e Tabacci e l’Udc. Obiettivo: una parziale ricomposizione della diaspora che ha caratterizzato il fronte centrista nel passaggio da Piazza del Gesù a Via dei Due Macelli. Eppure proprio ieri mattina Casini aveva dichiarato che «la gente non capirebbe» la sottoscrizione di un patto con Mastella «visto che in questi anni abbiamo sempre avuto idee diverse».
Il leader dell’Udeur sembra, tuttavia, avere un obiettivo preciso: rafforzare l’ala moderata per far pesare il potere di interdizione in caso di esigue maggioranze a Palazzo Madama. «Il centro va riportato all’unità perché in quel caso, se è unito, può fare la differenza al Senato». In quest’ottica va interpretata anche l’apertura a Giuseppe Pizza, erede del vecchio simbolo della Dc. Da questo discorso, infine, non viene esclusa nemmeno la lista «per la vita» di Giuliano Ferrara. «Ci interessa come ci interessano tutti quei temi etici non previsti dalla Costituzione», ha aggiunto.
Insomma, Mastella, che si è dichiarato pronto al «passo indietro» rispetto a un’eventuale candidatura a premier, intende ricompattare l’asse cattolico contro il «tentativo massiccio di umiliazione e limitazione degli spazi in politica». Il dialogo con Berlusconi? «Non voglio nessuna riconoscenza: noi abbiamo fatto un atto politico», ha precisato riferendosi alla responsabilità Udeur nella caduta di Prodi. «A noi è stato riservato lo stesso trattamento che Veltroni usa con lo Sdi: trovo assurdo che il bonus sia stato dato a Di Pietro», ha proseguito spiegando le cause della decisione annunciata ieri.
Ecco, la sottigliezza democristiana sta tutta lì. «Veltroni? Francamente no». Indietro non si torna, soprattutto se il centrosinistra apre le porte all’avversario politico numero uno. Ma quello che Mastella ha definito «lo spostamento a destra» del Pdl non è un processo irreversibile. «Basta che al Senato in Campania ci si metta di traverso e la vittoria del centrodestra non è certa», ha ripetuto sottolineando che «se le elezioni probabilmente al Nord sono vinte, dal Lazio in giù non è così». Ne consegue che ove mai Berlusconi lasciasse la porta aperta in qualsiasi modo ai centristi, ci potrebbe essere un ripensamento mastelliano.
«L’Udeur va dove lo porta il cuore dei sentimenti e la salvaguardia dei valori. Si può andare alle elezioni anche da soli, ma si può anche morire per un’idea». Parola di Sandra Lonardo in Mastella, protagonista ieri di un vivace dibattito a Tetris su La7. «Clemente - ha proseguito - non è assolutamente pentito di essersi dimesso per costruire un mondo migliore». Un’ultima segnalazione: nel Lazio l’Udeur ha perso un assessore regionale, passato con il Pd, e buona parte della classe dirigente frusinate. Forse, nel partito non tutti sono pronti a «morire per un’idea».