Mastella vede già la crisi: «Ds destinati a spaccarsi»

Il leader Udeur: «La Quercia perderà il Correntone. Amato al Quirinale? No, più probabile un Ciampi a tempo»

Gianni Pennacchi

nostro inviato a Napoli

Sarà la soddisfazione per aver ottenuto quanto chiedeva a Romano Prodi (cinque deputati nel listone), sarà l’euforia per un sondaggio che il suo portavoce sta illustrando e che dà l’Udeur al 2,2% con «un potenziale di consenso sino al 4%», ma alla chiusura di questo suo congresso straordinario Clemente Mastella insiste e rilancia. «Quello che esploderà domani», dopo le elezioni, non dipende certo da lui ma è inevitabile. «Noi saremo leali», promette a Prodi, «ma i processi politici di certo non li fermiamo noi». E sapete che cosa c’è dietro l’angolo dell’ipotetica vittoria del centrosinistra? «Anche i Ds sono destinati a spaccarsi», vaticina il leader di Ceppaloni, «in ogni caso. Tanto che riescano loro a dar vita al Partito democratico, quanto se riusciamo noi a costruire un grande e forte centro, dai Ds se ne andranno quelli del Correntone».
Quest’ultima previsione Mastella l’ha esplicitata dopo l’intervento di chiusura al Teatro Mediterraneo, mentre pranzava con sodali di partito e giornalisti, tutti ospiti a Posillipo di un suo amico di gioventù. Mastella è certo della vittoria del centrosinistra, per questo fondamentalmente è rimasto di là. Ma è altrettanto certo della precarietà di questa futuribile vittoria, e per questo ha esortato i suoi piantando dei punti fermi. «Non vogliamo essere una costola dell’Ulivo», dunque «ci presentiamo da soli quando persino Pannella si apparenta con lo Sdi». E attenzione al prossimo obiettivo, «l’approdo è quello di un centro forte» perché all’indomani delle elezioni di aprile si aprirà una pagina nuova della politica, e guai a dimenticare che «ai dinosauri si sono sostituiti animali più veloci, capaci di arrivare per primi alla preda».
Clemente cacciatore, dunque. Che adesso, rilassato davanti alla stupenda visione del golfo, guarda alla battuta di caccia che seguirà alle elezioni, la corsa al Quirinale. Giuliano Amato? «Io lo voterei volentieri, ma vedo che i Ds lo hanno già scaricato». Come? «Tutte queste storie per dove presentarlo alle elezioni politiche... Se hai un candidato forte per il Quirinale, lo valorizzi come si deve. Ma i Ds sono fatti così». Già, non perdonano: il dottor sottile non si è stretto a corte nella difesa sul caso Unipol. Chi allora, succederà a Ciampi? «Io vedo di nuovo Ciampi, anche se è costituzionalmente poco praticabile ipotizzare pure per il Quirinale un mandato a tempo. Ma il problema è che la vittoria alle politiche assegnerà una maggioranza di misura: una decina di seggi al Senato, quelli del premio di maggioranza alla Camera. Se ci metti i veti incrociati e i franchi tiratori, qualunque candidato del centrosinistra finirà impallinato, rovinando l’immagine della vittoria ancor prima di formare il governo. Certo, è un’ammissione di impotenza, ed è un piacere che si va a chiedere a Ciampi, ma la sua rielezione è la soluzione più rapida e indolore. Anche il centrodestra può votarlo volentieri, avendolo già votato l’altra volta».
Prima del Quirinale però, son da assegnare le presidenze di Camera e Senato. Nell’organigramma dell’Unione che vende già la pelle dell’orso, Franco Marini vien dato come candidato unico e senza concorrenti alla presidenza di Palazzo Madama. Che ne pensa Mastella? Lui sgrana gli occhi, quasi lo apprendesse adesso, poi sorride: «Questa volta, anche io mi presento al Senato». Alla presidenza della Camera punta invece Massimo D’Alema, questo lo sa? Sì, Mastella lo sa e aggiunge: «Però anche Bertinotti vuole fare il presidente della Camera ed è questo che chiede a Prodi. Sapete perché vuole la presidenza della Camera, più di due ministeri? Perché è una carica che dura cinque anni, permette di stare sopra ogni crisi di governo».
Così, con «una piccola forza tranquilla che vuole il ritorno alla normalità», Mastella s’appresta a un dopo vittoria (ancora ipotetica) che prevede la rottura con Rifondazione e la caduta del Prodi due, la spaccatura nei Ds, lo «smembramento» di Forza Italia e la formazione di «un centro forte». Lo chiamiamo Cdc, Centro democratico cristiano? «Il nome mi piace», sorride. Dando per scontato il sondaggio realizzato tra il 23 e il 26 gennaio dalla Coesis Research che dà l’Unione al 50,5% e la Cdl al 45,4%. Nel grafico, l’Udeur naviga tranquillo sopra la soglia di sbarramento, al 2,2% contro l’1,9% dei verdi, l’1,3% della lista Di Pietro e l’1,2% della Rosa nel pugno. Senza quel 2,2%, il centrosinistra non avrebbe la maggioranza. Perché dunque, Mastella non dovrebbe alzare la voce?