Mastrangelo: io, sexy del volley ma non un Velino

A nudo il campione che un sondaggio indica come il più amato dalle italiane. "Rivincita sul calcio, ma adesso mia moglie è gelosa. I big del pallone pensano al look e inseguono solo soubrette. Io invece preferisco passare la sera in famiglia"

Roma - Gigi Mastrangelo, un sondaggio rivela che nei sogni delle donne italiane al primo posto c’è lei, un pallavolista...
«E al secondo ce n’è un altro, Cisolla. Ma la cosa che mi interessa è che ora la gente segue con attenzione anche gli altri sport. Per i calciatori conta spesso anche il look, il gossip o il fidanzamento con la velina di turno. Noi siamo diversi, lavoriamo duro in palestra e riusciamo a trasmettere passione, umiltà, serietà».

È una rivincita sui calciatori?
«Sicuramente, si parla sempre del loro sport che ormai è un business, mentre la pallavolo per emergere deve fare risultati eccezionali. Questo sondaggio segna comunque una svolta: non piace più il calciatore che fa vita mondana o è uno sciupafemmine, ma l’atleta ideale, il ragazzo serio che dà sicurezza».

Secondo il sondaggio, alle donne piace l’«asciutta virilità»...
«Certo, il fisico conta, ma ripeto, conta soprattutto quello che trasmettiamo in campo. Noi non facciamo salti tripli o giri attorno alle bandierine...».

Sua moglie come l’ha presa?
«Confesso che si è un po’ ingelosita. In realtà, è sempre gelosa della mia popolarità, anche se sta imparando ad accettarla. Io comunque ho fatto una scelta precisa: niente mondanità, le poche ore di libertà le passo con mia moglie e mio figlio».

Copertine e anche una foto a torso nudo sul suo sito, a lei comunque non dispiace apparire «sexy»...
«Chiariamo subito: la foto sul sito è apparsa dopo che sono usciti i risultati del sondaggio. E le copertine sono arrivate dopo la vittoria agli Europei del 2005».

Dove lei risultò essere il miglior «muro» del torneo...
«Sì, in tanti ci seguirono in tv perché la nazionale ha più spettatori rispetto ai club e la mia popolarità cominciò a crescere. Quei giornali mi contattarono e io accettai».

Invidia qualcosa ai calciatori?
«Forse le cifre che guadagnano, credo che siano esagerate rispetto a quanto fatichiamo noi. Gli sponsor dovrebbero iniziare a investire di più sul nostro sport».

Capitolo nazionale. Lucchetta ha detto che vanno riscoperti i valori degli azzurri degli anni ’90.
«Onestamente non sono d’accordo. La pallavolo è cambiata, la sua Italia era uno squadrone che vinceva con mezzo sestetto. Il nuovo sistema ha velocizzato il gioco e ha modificato il lavoro sui fondamentali. Noi lavoriamo sodo dalla mattina alla sera».

Giani sostiene che i club dovrebbero impiegare di più i giovani.
«Ha ragione, in Italia ci sono troppi stranieri e poco spazio per i ragazzi del vivaio. Quest’assenza di materiale umano è un guaio per la nazionale. Bisogna svegliarsi e porre dei limiti già dal prossimo torneo».

A maggio l’ultima chiamata per i Giochi. Con Anastasi giocò giovanissimo la finale europea del ’99.
«Più che una scommessa, si trattò di una scelta precisa per un fondamentale come il muro. Mi toccò sostituire Gardini, un’icona della pallavolo. E pensare che ero in camera con lui: il pomeriggio prima della finale dormiva e russava, io invece ripassavo i movimenti da fare in partita...».

Con Anastasi ct l’impresa è possibile?
«Ha già migliorato questa squadra, come si è visto a Catania. Non voglio cercare alibi, ma affrontare i tornei di qualificazione con mezza squadra fuori non era facile. Al completo siamo al livello di altre nazionali. Credo che ce la faremo, arrivare ai Giochi è come vincere un Mondiale».

Il sogno olimpico e magari lo scudetto con Roma...
«Perché no. Siamo primi in classifica, la società ha fatto un’ottima campagna acquisti. La strada è ancora lunga, ma per ora ci godiamo questo primato».