Mastro Del Bosque e l’allievo Prandelli

Lo spagnolo insegue la leggenda: "Non siamo a fine ciclo". E il ct azzurro rivela: "Sfida preparata alla tv"

KievIl professore e l'allievo più promettente. Eccoli di fronte, per la seconda volta, in questo europeo delle sapienti conferme e delle strepitose rivelazioni. La conferma è la presenza del baffone di Del Bosque nella terza finale consecutiva della Spagna, la seconda con lui in panchina, che rischia di trasferirsi nella leggenda. A nessuno capitò di realizzare un triplete del genere: già prenotato un posto nella leggenda. «Non siamo a fine ciclo, non ne avverto i sintomi" è la credenziale che il professore presenta al pubblico di Kiev promettendo un'altra magia, un'altra notte da padroni del gioco e del pallone. Bisogna credergli sulla parola perchè non c'è nessuno, in circolazione, che conosca alla perfezione la sua squadra come Vincente Del Bosque, il professore.

Somiglia in molti tratti a Cesare Prandelli, l'allievo più promettente di euro 2012, lo sfidante di questa sera, a sorpresa: stesso profilo austero, poche concessioni alla grancassa della comunicazione, una cura maniacale dei dettagli e del lavoro da fare per raggiungere risultati prodigiosi.
«Anche questa volta, come contro i tedeschi, dovremo preparare la partita alla tv invece che con addestramenti sul campo» è la curiosità riferita dal ct azzurro per raccontare delle modalità stravaganti di questo europeo. Chi si sforza di apparecchiare calcio spettacolo, a causa di un calendario strangolato nelle date, deve arrangiarsi: pochi giorni per riposare, zero per allenarsi, bisogna inventarsi davanti alla tv qualche diavoleria. Il professore è pronto ad elogiare l'allievo («l'Italia di Prandelli ha meritato questa finale») ma anche a spiegare che non è vero quel che scrivono sul suo conto, e cioè la noia mortale prodotta dal calcio masticato degli spagnoli e la mancanza di un vero centravanti da mettere al servizio di un copione unico. «Abbiamo sempre tre giocatori che si dedicano alla fase offensiva» ripete annoiato Del Bosque senza avere la pretesa di convincere la platea a fidarsi delle sue scelte. Semmai per lui parlano un linguaggio più efficace la striscia di risultati e qualche numero speciale, tipo l'unico gol subito da una difesa super, blindata dalla coppia inedita, Piquè il catalano e Sergio Ramos il madridista. Quasi impossibile sorprenderli. Toccò solo a Di Natale grazie a quel lancio memorabile di Pirlo raccolto sul bordo del fuorigioco e trasformato da Totò in un cioccolatino. Balotelli prenda nota. L'unico punto interrogativo può essere la condizione fisica della Spagna, scoperta in grave affanno durante la semifinale con il Portogallo tirata fino ai supplementari. È naturale dopo una stagione massacrante, colma di quasi 70 partite per ciascun giocatore. Non sono pimpanti nemmeno i giovanotti di Prandelli che forse hanno qualche risorsa in più sul piano nervoso.

Inutile inseguire riferimenti con Spagna-Italia del 10 giugno a Danzica: la Nazionale, senza fiducia e nemmeno certezze, si presentò con uno schieramento inedito e il piano del ct risultò in qualche modo spiazzato dall'assenza di un centravanti autentico, Fabregas invece di Fernando Torres. Questa volta il professore e l'allievo più promettente giocano a carte scoperte, non possono certo sorprendersi. Una sola novità in campo azzurro, Abate al posto di Balzaretti, un solo dubbio in campo rosso, Pedro o l'acciacciato Silva. Dettagli. Che magari possono scavare la differenza.