Mastrogiacomo: ore di attesa e trattative, rinviato l'ultimatum

Ore di attesa per la sorte del
giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, rapito dodici giorni
fa nel Sud dell'Afghanistan, e sul cui rilascio sono in corso
frenetiche trattative definite «positive» oggi da un
comandante dei talebani

Kabul - Ore di attesa per la sorte del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, rapito dodici giorni fa nel Sud dell'Afghanistan, e sul cui rilascio sono in corso frenetiche trattative definite «positive» oggi da un comandante dei Taleban. Il comandante della provincia di Helmand, dove è stato rapito l'inviato di "Repubblica", ha detto all'Ansa che i negoziati stanno proseguendo, ci sono «segnali positivi» e non c'è un ultimatum per le 15 di oggi (11 e 30 italiane).

«Non vogliamo che nulla di male accada a queste persone», ha aggiunto Hanifi, contattato telefonicamente da Kabul in un luogo non identificato. «Tutto dipende dai negoziati in corso tra il governo afghano e gli italiani sul rilascio dei nostri tre portavoce detenuti», ha detto Hanifi. I Taleban hanno chiesto la liberazione di Abdul Latif Hakimi, Ustad Yasir e Mohammed Hanif, attualmente in carceri afghane. Ma è probabile che le trattative siano su una lista di nomi forse diversi da quelli resi pubblici.

Il portavoce dei Taleban Qari Yusuf Ahmadi, contattato telefonicamente in tarda mattinata, ha ripetuto che l'ultimatum è fissato a lunedì sera. Ieri un altro portavoce, Shahabuddin Atal, aveva detto che era fissato a oggi alle 15. Gino Strada, fondatore di Emergency, ha affermato ieri che c'erano «segnali positivi» nel negoziato, che aveva acquisito «una marcia in più », con la collaborazione di tutte le parti. Stesso giudizio era stato dato dal portavoce del Mullah Dadullah, il potente comandante delle province meridionali. Il primo ministro Romano Prodi e il ministro degli Esteri Massimo D'Alema seguono gli sviluppi della vicenda da Palazzo Chigi.

«I talebani potrebbero liberare il giornalista italiano». È questo il titolo di un lancio diffuso nella notte dalla Afghan Islamic Press, l'agenzia di stampa con sede a Peshawar, in Pakistan, e ritenuta vicina agli ambienti talebani. Anche alcuni siti islamici su Internet, come islammemo.cc, considerano avanzato lo stato delle trattative per il rilascio. I siti islamici sottolineano poi l'importanza dell'annuncio fatto oggi dal Mullah Hayatallah Khan di rinviare l'ultimatum posto al governo italiano per dare più tempo alle trattative, accogliendo così l'appello rivolto ieri dal ministero degli Esteri italiano.

Appello dell'Onu Anche le Nazioni Unite, attraverso la propria rappresentanza a Kabul, hanno lanciato un appello ai talebani che tengono in ostaggio Mastrogiacomo e il suo interprete afghano. In una nota, la missione Onu invita ai rapitori a «dimostrare la loro umanità» con il rilascio dell'inviato e del compagno di prigionia, negando che siano spie come sostengono invece i sequestratori. «Il signor Mastrogiacomo è un giornalista molto noto, la cui solidarietà nei confronti del popolo dell'Afghanistan è tale da non dover essere messa in dubbio da nessuno», recita il comunicato. «Attraverso i resoconti da lui effettuati negli anni dalla regione, ha dato prova di compassione per i poveri e i sofferenti, facendone conoscere la voce al mondo esterno. Non vediamo dunque alcuna ragione, di qualsiasi natura, per la quale sia possibile a chicchessia sospettare di lui».

Scajola: le trattative vanno avanti «Stanno procedendo bene le trattative per la liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo; ci sono degli spiragli positivi». È quanto ha detto Claudio Scajola, Presidente del Copaco, presente a Loano in occasione dell'inaugurazione della nuova caserma dei Carabinieri.

Cossiga: Usa e Gb consentano lo scambio «Credo proprio che gli Stati Uniti ed il Regno Unito, i loro governi centrali ed i comandi militari delle loro unità in Afghanistan dovrebbero pensare seriamente, insieme al governo afghano, a permettere lo scambio dei prigionieri in vista della liberazione del giornalista che hanno accertato, come era ovvio, essere soltanto un giornalista e non una spia». Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.