«Mastrogiacomo può essere ucciso oggi»

da Kabul

«Ci sono solo due giorni, poi ci uccideranno. Fate qualcosa vi prego», ripete in inglese Daniele Mastrogiacomo su ordine di un comandante talebano che gli intima di chiedere al governo italiano di aprire senza indugi vere trattative. La drammatica svolta è ancora tutta da verificare, perché in Afghanistan gli ultimatum, e questo che riguarda il nostro connazionale dovrebbe scadere oggi, si sciolgono come neve al sole. Ieri alle 10 l’agenzia stampa afghana Pajhwok ha ricevuto un messaggio audio con la voce dell’inviato di Repubblica, ben più tesa di quella sentita nel video dell’ostaggio girato dai talebani e consegnato il giorno prima a Emergency.
Inoltre, il portavoce ufficiale dei talebani, Qari Youssuf Ahmadi, contattato due volte dal Giornale nelle ultime 48 ore, ribadisce le richieste per l’avvio della trattativa: «In cambio del giornalista chiediamo la liberazione di quindici talebani detenuti nelle carceri di Kabul. Vogliamo anche il ritiro delle vostre truppe. Siamo in contatto con gli italiani e le autorità afghane per parlare delle nostre condizioni».
Il drammatico file audio trasmesso dai talebani si inizia con una voce che parla in pasthu e viene attribuita, dal direttore dell’agenzia stampa afghana, Danish Karokhel, al feroce mullah Dadullah, il comandante talebano del fronte sud, compresa la provincia di Helmand dove è sparito l’inviato di Repubblica.
Il presunto Dadullah ordina a Mastrogiacomo: «Dì a loro: “Io sono vivo. Oggi è il 13 (marzo, ndr) e se non accettano le nostre richieste entro il 16 (oggi, ndr) ci saranno dei problemi”». «Loro» sarebbero gli italiani, ai quali viene praticamente intimato di aprire le trattative con i talebani. A un certo punto Dadullah, o chi per lui, avvicinare probabilmente un telefono al registratore perché si sente un ronzio.
Dall’altra parte del ricevitore, quindi non nello stesso posto, c’è Mastrogiacomo al quale Dadullah intima di parlare ad alta voce, a causa del rumore. A questo punto si sente distintamente la voce del giornalista di Repubblica. Parlando in inglese, dice: «Sono Daniele Mastrogiacomo». Alcune parti della sua breve dichiarazione sono incomprensibili, a causa del ronzio, ma si capisce bene che è rivolta a chiunque possa aiutarlo, a cominciare dal governo italiano: «Fate qualcosa perché avete soltanto due giorni, dopo i quali ci uccideranno (lui e le due guide afghane in ostaggio, ndr). Ci sono solo due giorni, per favore, per favore, per favore», ripete il giornalista italiano facendo un po’ di confusione sulle date.
Il messaggio è arrivato attraverso Shahabuddin Atal, un nome sicuramente di battaglia, che si presenta come il portavoce di Dadullah. «Atal mi ha detto che sono state contattate le persone sbagliate per il negoziato. Gli italiani devono trattare direttamente con Dadullah sulla sorte di Daniele», spiega al Giornale, il direttore di Pajhwok dopo averci fatto sentire il messaggio audio. Un sistema di pressione da tagliagole afghani, che però potrebbe nascondere pericolose spaccature all’interno dei talebani.
Qari Youssuf Ahmadi, megafono dei talebani, raggiunto mercoledì e giovedì mattina via telefono satellitare, ha spiegato al Giornale le richieste dei talebani. «Vogliamo il rilascio dei nostri prigionieri e il ritiro delle truppe italiane dall’Emirato (così i talebani chiamano l’Afghanistan, ndr)», sottolinea il capoccia integralista.
Poi Ahmadi scende nei dettagli: «Chiediamo uno scambio con 15 talebani prigionieri nelle carceri di Kabul». Fra questi Mohammed Hanif e Abdul Latif Hakimi, ex portavoce dei talebani catturati dalle forze di sicurezza afghane. «Confermo questi nomi e per quanto riguarda gli altri nella lista si tratta di comandanti di alto profilo», dice Ahmadi.
I fondamentalisti sostengono di aver aperto dei canali, ma l’impressione è che la trattativa stenti a decollare. «Sì è vero siamo in contatto con alcuni funzionari per discutere le nostre condizioni. I contatti vengono mantenuti con l’amministrazione di Kabul e con gli italiani», sostiene il megafono dei fondamentalisti.
«Il rilascio dei nostri prigionieri è molto importante – sottolinea il portavoce –. Abbiamo già dato agli italiani e al loro governo le prove che l’ostaggio è ancora in vita e sta bene, eliminando così l’incertezza che si era creata sul suo stato di salute».
In pratica i sequestratori avevano fatto rispondere in tempo reale a Mastrogiacomo ad alcune domande sulla sua famiglia o la sua vita. Poi è arrivato il video rassicurante, ma la forzatura di Dadullah, con il drammatico messaggio di Mastrogiacomo, è un fulmine a ciel sereno.