Mastrogiacomo, Usa e Gb criticano l'Italia: pericolosa l'intesa con i talebani

Gli Stati Uniti preoccupati per la scarcerazione dei 5 guerriglieri. No ai talebani alla conferenza di pace. Il giornalista: <strong><a href="/a.pic1?ID=165548">&quot;Non tornerò a Kabul&quot;</a></strong>

Washington - Gli Stati Uniti sono stati "colti di sorpresa" dalle concessioni fatte ai talebani per ottenere la liberazione di Daniele Mastrogiacomo e hanno espresso fin da ieri il loro disappunto al governo italiano e a quello afghano. Disappunto subito condiviso da Londra che, attraverso il Foreign Office, ha espresso "preoccupazione" per le "implicazioni" della liberazione dei guerriglieri. Una presa di posizione dura, quella di Washington, che ha bocciato anche la presenza di talebani all'eventuale conferenza internazionale sull'Afghanistan proposta dall'Italia.

Concessioni pericolose Le concessioni fatte alla guerriglia, in particolare la liberazione di cinque loro esponenti in cambio del rilascio del giornalista, "aumentano i rischi per le truppe della Nato e dell'Afghanistan e per lo stesso popolo afghano", ha detto un alto funzionario dell'amministrazione Bush che ha chiesto di non essere identificato. "Non abbiamo mai approvato e non approviamo le concessioni fatte ai terroristi", ha affermato il funzionario americano che ha messo l'accento sul fatto che gli Stati Uniti non fossero informati di quanto stava accadendo per ottenere la liberazione di Mastrogiacomo. "Siamo ovviamente contenti per il rilascio di Mastrogiacomo ma abbiamo alcune preoccupazioni sulle circostanze che la riguardano", ha detto il funzionario citando in particolare il fatto che cinque "pericolosi operativi talebani" siano stati liberati e siano tornati a combattere adesso contro le forze della Nato. Da parte americana è stato inoltre sottolineato che tra i cinque talebani liberati - identificati dagli Stati Uniti come Ustad Yaser, Mofti Latifollah Hakimi, Mansur Ahmad, Hamdullah e Abdol Ghaffar - figura anche Ahmad, il fratello del capo che ha probabilmente orchestrato il rapimento di Mastrogiacomo, il mullah Dadullah.

D'Alema smentito Gli Stati Uniti hanno espresso la loro preoccupazione sin da ieri alle autorità italiane, usando i normali canali diplomatici, senza salire comunque a livello di ministri. Lunedì sera il ministro degli esteri Massimo D'Alema, che ha avuto a Washington una cena di lavoro a quattr'occhi con il segretario di stato Condoleezza Rice, aveva detto di averla ringraziata per la "comprensione" mostrata in occasione della liberazione di Mastrogiacomo.

"Talebani al tavolo di pace, pessima idea" Il funzionario americano ha detto che l'idea di una conferenza internazionale di pace sull'Afghanistan, avanzata dall'Italia, sarà giudicata nel merito e che è una idea che merita di essere presa in considerazione. Il traguardo è quello di far progredire l'Afghanistan sulla strada della democrazia, della sicurezza e della stabilità e se la conferenza può dare un contributo a questo tanto meglio, ma sicuramente la "liberazione di pericolosi attivisti talebani" non contribuisce a questo traguardo. Il funzionario giudica comunque una pessima idea quella di invitare all'eventuale tavolo della conferenza rappresentanti di quelle forze che stanno cercando con la violenza di distruggere l'attuale governo afghano. L'intero meccanismo delle trattative - ha osservato ancora la fonte - è stato concentrato sull'ottenimento della liberazione dell'italiano: l'autista è stato ucciso e decapitato, mentre dell'interprete non si hanno ancora notizie.

Regole d'ingaggio troppo limitate Secondo gli Stati Uniti le circostanze della liberazione di Mastrogiacomo hanno messo in evidenza anche un altro problema: gli effetti negativi delle limitazioni delle 'regole di ingaggio' per le forze militari alleate, comprese quelle italiane, che operano in Afghanistan. E' stato sottolineato che l'Italia ha dovuto ricorrere ad un'organizzazione civile per trasportare Mastrogiacomo da dove era stato liberato in Afghanistan perché le forze italiane non potevano usare un aereo. Il problema delle limitazioni, secondo gli Usa, non riguarda solo l'Italia ma anche altre forze alleate, come la Spagna e la Germania, che hanno limiti sulla loro area di dislocamento o sulle attività (in altri casi) in cui i militari possono essere coinvolti. Le regole di ingaggio, insomma, limitano le possibilità per i comandanti militari che devono rivolgersi ad altri paesi per ottenere risorse. Gli Stati Uniti chiedono da tempo, ai meeting della Nato, il mutamento di queste restrizioni.

Servono più soldati Per quanto riguarda i numeri delle forze militari sul campo in Afghanistan, il funzionario ha sottolineato che vi sarà un incremento di settemila unità, metà da parte di forze Usa e metà di altri paesi e che un contributo italiano sarebbe sicuramente gradito.