Matarrese-Supersimo, non c’è partita

Nuova questa: la Lega calcio minaccia durissime rappresaglie contro Simona Ventura, che sistematicamente dà in diretta i risultati nella sua domenica pomeriggio (che poi non è sua, sarebbe bene ricordarlo: è di Fazio). Il neopresidente Matarrese (non so perché, ma definire «neo» di qualcosa Matarrese fa un certo senso: ovunque lo si incontri, sembra lì da duecento anni), comunque il pugnace leader della Confindustria pallonara minaccia fuoco e fiamme. Se la vergogna persiste, la Lega è pronta persino a vietare la presenza dei tesserati nel programma della scippatrice di diritti televisivi.
Feroci, i presidenti. Più che altro tempestivi. In fondo, la Ventura sta tranquillamente scippando da quasi due anni. Tra l'altro, facendosene pure un vanto. Di più: prendendoli per il sedere. Loro stavolta assicurano però d'essere più esasperati di quand'erano esasperati: se ne guardi bene dall'insistere. Minacciano di spingersi fino alle estreme conseguenze: potrebbero non mandarle più gli auguri di Natale, o addirittura non partecipare al televoto dell'Isola dei famosi.
Sono o non sono teneri? Loro mostrano i muscoli, lei li irride con domenicale puntualità. Che ancora oggi, dopo tutto quanto hanno ingoiato, Matarrese pensi di lanciare la crociata, comincia a sfondare nel patetico. Evidentemente, i presidenti vivono in un'altra dimensione. Non hanno capito che cosa sia e come funzioni questa meravigliosa nazione. Qui, semplicemente, esistono personaggi che frequentando sempre la parte giusta, dicendo sempre la cosa giusta, si sono ritagliati una personalissima zona franca, dove il pur avvelenatissimo clima sociale non arriva mai a scalfire l'incanto. L'esempio più eclatante, al momento, resta chiaramente Veltroni: dopo aver salvato Cinecittà trasformando tutta Roma in Cinecittà, adesso lancia la campagna del decoro, contro i vandali della birra e dei murales. L'editto: sono vietate le bottigliette di vetro a Trastevere, chi compra una bomboletta spray in ferramenta deve esibire documento. Le avesse pensate la Moratti, ma anche lo stesso Cacciari, sarebbero insorte moltitudini di anime belle con i ben noti discorsi sulla limitazione della libertà personale e dell'estro giovanile. Per Veltroni no: solo applausi. Ci sono persino milanesi che confessano ormai di "invidiare Roma, perché loro sono sempre avanti" (Linus, ieri mattina, sulla sua radio). Veltroni, è noto, fa solo cose buone. Veltroni non ne sbaglia una. Da qui il famoso slogan nazionale, appena coniato: "Tutti proni con Veltroni".
La Ventura, su scala ridotta, è una Veltrona della televisione. Può dire e fare qualunque cosa, nessuno si sognerà mai di eccepire. Non si fa, non sta bene. Tanto brava, tanto cara, la Supersimo. Non le va negato niente. Attualmente è l'unica, in Italia, a poter sparare una bischerata del tipo "presentare un reality è un'esperienza magica, che ti riempie gli occhi, il cuore, la pancia" (l'altra sera, da Vespa). Senza che nessuno si senta in dovere di imbarazzarsi per lei. Più dice bischerate, più le dicono che è brava e simpatica. Se ne facciano una ragione, i presidenti: perché mai, con questo clima attorno, la Ventura dovrebbe anche solo prendere in esame l'idea di rispettare le regole?