La matematica dei sentimenti secondo Massimiliano Bruno

Uno scrittore consapevole di aver raggiunto immeritatamente il successo. Un attore sbigottito dall’insensatezza in cui è sprofondato il teatro contemporaneo. Un musicista che si ostina a non recidere un legame affettivo ormai illusorio. Un uomo qualunque che si interroga sulla propria mediocrità. Tutti e quattro i personaggi che sono al centro di Uno, lo spettacolo in scena al Teatro Sette fino a domenica, vivono in una condizione di incompiutezza, di malinconia, di solitudine squarciata da lampi di ilarità che ne alleggeriscono il peso, ma non ne intaccano la sostanza. Ciascuno si racconta nel profondo, confessa il proprio tortuoso rapporto con figure femminili dai tratti analoghi, che restano sempre sullo sfondo o al massimo si palesano attraverso una segreteria telefonica. 1(UNO) è una tragicommedia tutta al maschile, uno spettacolo in cui, secondo la regista Barbara Marzoli, «gli uomini mettono a nudo la loro impacciata fragilità», si scoprono incapaci di porre rimedio alla loro inadeguatezza, al loro fatalismo, alla loro passività sentimentale. Isolati in microambienti dal sapore cinematografico, immersi in una situazione crepuscolare che sottolinea gli aspetti notturni dei loro rispettivi caratteri, i personaggi si passano l’un l’altro il testimone, si avvicendano in un racconto pervaso da un umorismo agrodolce e intervallato da digressioni melodiche per pianoforte e chitarra elettrica. «Un’atmosfera neoromantica», secondo la definizione della regista, «che spinge il pedale della comicità per far affiorare il contrasto drammatico che la determina». Scritto da un giovane e poliedrico autore, Massimiliano Bruno, diretto da Barbara Marzoli con le suggestive scenografie di Maria Teresa Padula, interpretato in modo convincente da quattro giovani attori, 1(UNO) è innanzitutto uno spettacolo che formula una sorta di «matematica dei sentimenti», che indica in una basilare combinazione numerica la chiave per affrontare la propria emotività. Nella consapevolezza che si smette di essere soli quando si cessa di essere «unici»: cioè quando dentro di sé si riesce a contare almeno fino a due.