Materazzi e Inzaghi gol: «Ora giustizia è fatta»

L’interista: «È una ricompensa divina per ciò che ho subito a livello umano». E Pippo ironico: «Dedicato a tutti... anche a Lippi». Poi si commuove col padre che piange al telefono

Riccardo Signori

nostro inviato ad Amburgo

È stata l’illuminazione di un attimo, un attimo durato un’ora o poco più. Quelli della minoranza silenziosa sono diventati quelli dell’Ave Maria. Marco Materazzi lo ha capito, mentre la sua capoccia schiodava la porta di Cech. «Quel gol», ha raccontato. «È stato un atto di giustizia divina». E Pippo Inzaghi se lo è fatto spiegare, perché nel suo io esistono solo due atti di giustizia straordinariamente umana: Pippo che gioca e Inzaghi che segna. Ma poi quando ha sentito il papà piangere al telefono, ha capito che nostro Signore del pallone aveva messo una buona parola. Questo è il suo terzo mondiale, l’ultimo per celebrare un gol mai arrivato. Pippo e Marco sono anche quelli della sofferenza silenziosa. Stanno in panchina per disciplina, non certo per convinzione. Ma ieri hanno scatenato il loro Inter-Milan show e al diavolo tutti quelli che...
Inzaghi fra tutti quelli che... ci avrebbe messo pure Lippi con il quale si guarda, ma non si annusa. Dai tempi della Juve. E ieri sai la goduria! Segnare il gol che dice: la partita è finita, andiamo in pace. Troppo bello per non rivolgere una furtiva occhiata al ct e vedere l’effetto che fa. Gli sguardi di Lippi sono un fumetto. Le trovate di Pippo quelle di un furbetto. Roba da far sorridere alla fine della storia. Appunto come ieri, quando ha annunciato al mondo: «Dedico il gol a tutti coloro che mi sono stati vicini con affetto, anche a Lippi». E l’impudenza è andata al potere. Ma tutto è bene quel che finisce bene. Pippo e Marco sono quasi gemelli pure nella data di nascita, in agosto a distanza di dieci giorni uno dall’altro compiranno i 33 anni: stavolta niente candeline, basteranno questi gol per festeggiare. Giocano l’ultimo mondiale, sono due precari della maglia azzurra. Il corazziere dell’Inter anche nella squadra sua. Il «veleno» del Milan soprattutto in azzurro, dove Lippi lo ha portato per forza e non certo per amore.
Ma come insegna il bello della vita, non c’è nulla di più dolce del gustarsi una vendetta a freddo. E così Materazzi, quando è entrato in campo, ha ripensato al mondiale di quattro anni fa: Nesta si fa male nella seconda partita contro la Croazia, lui entra, segna, l’arbitro annulla. Il mondo comincia a girare al rovescio. Stavolta, come non fossero passati i quattro anni, eccolo di nuovo: dentro e gol. E l’arbitro che fischia: questo è valido. E lui che impazzisce al pensiero che là, in tribuna, ci sono la moglie e i tre figli. Cosa dire, cosa pensare? «Che è il giorno più bello della mia carriera. Un atto di giustizia divina perché, a livello umano, ho subito anche qualche ingiustizia: magari per merito mio, ma non solo». Tutto torna, basta credere. E Materazzi è uno che crede, soprattutto a se stesso. Dice di aver davanti due fenomeni e parla di Nesta e Cannavaro, poi ricorda di aver subito ingiustizie e pensa alle sue panchine all’Inter. Dimentica il brutto degli eccessi, i falli che fanno venir la pelle d’oca, le scomposte entrate che gli hanno giocato contro. Giustizia e ingiustizia sono termini difficili da definire. Però c’è qualcosa d’umano che vale per tutti. Non è facile sentirsi messo al muro. Gli è capitato tante volte ed allora, nel giorno della felicità e del divino interesse, chiede evangelica pietà anche per de Rossi. «Dedico il gol pure a lui, uno che ha sbagliato e pagherà. Ma siamo tutti umani e possiamo sbagliare, questo è un ragazzo giovane: servirebbe un po’ di comprensione».
Ascoltiamo quelli dell’Ave Maria, sono gente che trascina e qualche volta tracima. Materazzi è un po’ ultrà e qualche volta oltre. Superpippo è uno dei quei giocatori odio e amore: figlio del brivido quando segna e dello scoramento quando sbaglia. Ma è un gran lottatore, l’uomo di cui fidarsi e a cui affidarsi sempre. Lo ha dimostrato quando ha lottato contro il suo infortunio. Ieri ne ha riparlato come di un compagno che non scorda mai: «Ho perso l’azzurro per quell’infortunio ed ho sempre riprovato ad inseguire questa maglia che mi emoziona, mi dà il brivido. Ora l’ho recuperata grazie al Milan. È una giornata bellissima, lasciatemela godere con tanto di dedica alla mia famiglia».
Ieri Pippo ha fatto le nozze d’oro con l’Italia, ha segnato il primo gol mondiale, ed ha raggiunto Sandro Mazzola nei marcatori italiani (22 reti). Eppoi è andato a dormire segnando e sognando, che per lui è la stessa cosa. Pronto, ma non certo, di tornare alla sofferenza silenziosa. E magari in solitudine. Materazzi forse ha trovato il posto. E magari ripenserà alla telefonata di Cosmi che, due giorni fa, gli ha detto: «Vedrai che giocherai». E ieri ha insistito: «Segnerà di testa», detto davanti alla Tv. A quel punto il corazziere comincerà a lasciar stare i santi ed a tornare con i fanti.