Materazzi, tributo postumo al primo giocatore che lo mise ko

Il difensore dell’Inter ha scritto un manifesto mortuario per il giocatore dilettante calabrese Lello Scevola, morto di cancro lo scorso 9 novembre. Nel ’93 durante una partita Matrix venne &quot;abbattuto&quot; da un suo colpo di karatè<br />

Chi pensa che Marco Materazzi sia un ragazzo cattivo, spietato, senza cuore dovrebbe andare a Reggio Calabria, a cercare un manifesto mortuario. Per risparmiare la fatica ai più, ne pubblichiamo la foto (fatta col cellulare) e soprattutto raccontiamo una storia di sentimenti, per chi ancora nello sport ne prova qualcuno che non sia l’odio per l’avversario. Antipatico a tanti (e pure a chi scrive per via dell’ingiusta espulsione di Tricarico nello spareggio per la A Perugina-Torino, anno di disgrazia 1998 che lui causò), di Matrix si dice che abbia pochi amici. Uno di loro si chiamava Lello Scevola.

Il ricordo. Un nome che non dice niente. Lello è, anzi era, un calciatore dilettante, che si è spento a 46 anni lo scorso 10 novembre. Ma la sua fetta d’immortalità Lello se l’è guadagnata su un campo di calcio. Con un colpo di karatè, sferrato 15 anni fa a un ragazzo che di strada ne ha fatta tanta. Fino alla cima del mondo. Quel ragazzo era, anzi è Marco Materazzi, detto Matrix. Che a quel gestaccio dedicò un passaggio nel libro Una vita da guerriero.

L’episodio. La partita era Rosarnese – Marsala, serie D, stagione 1993/1994. Nell’inferno dello stadio calabrese il giovanissimo Materazzi gioca nella formazione siciliana e incrocia le armi con l’esperto e roccioso Scevola. I due si punzecchiano, sgomitano, s’infuriano finché l’arbitro non li espelle. Il battibecco si trascina anche fuori dal campo. Negli spogliatoi, scriverà Matrix, «Lello mi mise ko con un colpo di karatè». Le cronache di allora (il video su Youtube http://it.youtube.com/watch?v=EZ6YavuxHW0 purtroppo è stato rimosso) narrano che solo la polizia riuscì a dividerli. Sarà la prima volta di Materazzi al tappeto.

La morte. Scevola è morto lo scorso 10 novembre. La diagnosi recita “male oscuro”, e qualcuno mormora che anche Lello sia una vittima di chissà quali patologie legate al calcio. Forse non lo sapremo mai. Ma qualcuno l’ha detto a Materazzi, che non ha perso tempo. Ha mandato la sua maglietta, ha scritto alla famiglia una lettera, ha dato ordine perché diventasse un manifesto funebre, con il logo dell’Inter: «Ciao grande uomo e grande calciatore, pensavo che l’ultima tua partita l’avessi vinta ma hai perso. Comunque rimane un ricordo di un grande guerriero. Addio Matrix». Poche righe, che certo non bastano a colmare il vuoto di una giovane vita che si spegne. Ma che regalano al calcio una lezione di umanità e stile. Marco, chapeau