Matharu, una bimba prodigio sul green

Ha 15 anni, vive in Inghilterra ma è di origine indiana. Dopo la Wie è la grande promessa fra le teenagers

Chiara Levantesi

Un'altra «bimba» prodigio sta facendo capolino tra le stelle del golf. Si chiama Kiran Matharu, ha 15 anni e vive in Inghilterra, ma al di là degli anni, la sua effettiva particolarità, per ora, sta nel fatto di essere la prima golfista al mondo, di alto livello, con origini indiane, radici che la riempiono non poco di orgoglio. La teenager sta cercando di far mangiare un po' di polvere alla sua collega e coetanea Michelle Wie, americana d'adozione, di origini coreane. «Non vedo l'ora di mettermi alla prova con lei, è grandioso quello che ha fatto», ha dichiarato l'audace Matharu. Della Wie si è già molto parlato, visto il suo ingresso nel mondo del professionismo a 16 anni ed i corretti commenti di campioni ed esperti del green, ma certo, a distanza di un mese, nessuno s'immaginava l'entrata di una nuova giovanissima campionessa. E sarà certo una bella battaglia quella di conquistare il grande pubblico a forza di swing e accaparrarsi lo scettro di reginetta più giovane del golf.
Le carte, la Matharu, le ha in regola. Ha preso in mano la sua prima mazza da golf a 11 anni, quando, per imitare il padre, ha provato a fare dei tiri in un campo pratica vicino a Leeds, dove risiede. Spente le 12 candeline, il baby fenomeno ha preso l'handicap ed in un anno è scesa da 38 a 12; a 14 anni era già scratch (par zero) ed ha iniziato a prendere lezioni in America da David Leadbetter, da lei definito il miglior allenatore del mondo. Nel 2004 ha vinto il Faldo Series. Kiran Matharu sogna di diventare come Tiger Woods e Annika Sorenstam, e ci crede talmente tanto che si dice abbia lasciato la scuola per potersi allenare più a lungo. Per ora ha come grande sponsor il papà, che sta sostenendo non poche spese per la sua formazione. Ma ben presto, dipende certo da come si comporterà nelle prossime gare, nomi prestigiosi dello sport e della moda l'aspetteranno al varco, per lanciare qualche spot e farla così diventare una «ragazza d’oro». Certo è che per l'ambiente del golf, l'arrivo delle due campionesse adolescenti è sicuramente un bene, perché le giovani ragazze generalmente non sono interessate a questo sport. Le statistiche, infatti, vedono crescere soprattutto le iscrizioni di donne sulla quarantina. Ma chissà, forse tra un po' potremo parlare di un nuovo fenomeno «teenagers» nel mondo del golf.