Matilda uccisa con una scarpa, la madre in cella

Il fidanzato: «Il fermo di Elena mi conforta. Ma sono triste»

nostro inviato a Vercelli
«Signor procuratore io sono innocente, vado in galera ma sono innocente». Sono le 17 in punto di un pomeriggio torrido, quando, al secondo piano del Palazzo di Giustizia di Vercelli, il sorriso appena abbozzato di Elena Romani, 31 anni, ex hostess di volo, si trasforma in una smorfia di rabbia. Il procuratore capo Giangiacomo Sandrelli le ha appena comunicato che per lei le cose non stanno più come un attimo prima, da adesso non è più soltanto indagata «come persona informata dei fatti» riguardo alla morte di sua figlia Matilda, di 22 mesi, avvenuta il 2 luglio, ma di quella morte, di quell’infanticidio è ritenuta colpevole.
«La signora non ha confessato, ma abbiamo qualche elemento in più di prova» ha precisato il procuratore Sandrelli, al termine dell’interrogatorio, confermando il fermo della Romani.
E quell’elemento in più di prova cui allude il procuratore capo di Vercelli potrebbe essere una scarpa, una scarpa da ginnastica di Elena Romani usata come corpo contundente o per sferrare uno o più calci. La scarpa ritrovata dai carabinieri nel corso delle perquisizioni sarebbe infatti compatibile con alcuni fori e rilievi riscontrati sul corpo della piccola. Del tutto estraneo, dunque, Antonio Cangialosi, il convivente, su cui Elena Romani aveva adombrato sospetti?
«L’uomo – ha risposto il capo della Procura vercellese - ha una posizione evanescente e inconsistente. Erano due grandi in una casa piccola, è un dato di fatto che la bimba non si è picchiata da sola. La bambina ha subito un trauma molto grosso, probabilmente già sappiamo che cosa l’abbia provocato, ma preferiamo non dirlo».
L’orientamento della magistratura è che un gesto di stizza, di rabbia, forse provocato dal fatto che la bimba aveva vomitato sul letto sporcando le lenzuola, possa essere stato all’origine dell’omicidio. «È l’ipotesi che riteniamo più probabile - ha ammesso lo stesso Sandrelli, aggiungendo: «Personalmente lo penso anch’io. Ma lì non c’ero». Di certo, ha sottolineato poi, «è stato un colpaccione a uccidere la piccola Matilda». E l’effetto di quel colpaccione sono i risultati dell’esame autoptico sul corpicino della piccola che hanno fatto escludere, fin dai primi istanti, la probabilità di una morte naturale: fegato e reni spappolati, ecchimosi e lividi sul ventre e sulla schiena . «La nostra istruttoria - ha comunque detto Sandrelli - non è finita qui. Dobbiamo trovare conferme alle prove riscontrate. Per questo chiederemo un incidente probatorio con altri periti, che non siano quelli del Pm». Da parte loro i difensori di Elena Romani, Roberto Scheda e Tiberio Massironi, hanno preannunciato che chiederanno una perizia psichiatrica sulla loro cliente. «Ora aspettiamo di leggere il rapporto del medico legale del Pm - hanno spiegato - poi cercheremo di capire le contestazioni della Procura. Noi crediamo fortemente nella posizione della nostra assistita. Nella nostra vita professionale ci è capitato poche volte di vedere una donna di 31 anni in queste condizioni». I due legali hanno poi sottolineato che, rispetto ai primi interrogatori, la magistratura ha probabilmente «indizi nuovi, ma ora dobbiamo verificarli». «Siamo in una situazione - hanno aggiunto - in cui dobbiamo ancora chiarire molti punti oscuri di compatibilità con le risultanze peritali». «Questa decisione in un certo verso mi conforta, anche se rimane la grande amarezza per una vicenda tragica e terrificante»: è stato il primo commento di Antonio Cangelosi, dopo il fermo di Elena per la morte della piccola Matilda. Per oltre dieci giorni, da quando gli investigatori vercellesi avevano cominciato a sottoporre sia la Romani sia il Cangialosi a una serie di interrogatori iscrivendoli entrambi sul registro degli indagati, i due hanno mantenuto versioni diametralmente opposte sulla tragedia. «Quando sono uscita a stendere le lenzuola e l’ho affidata ad Antonio, Matilda stava bene. Ma quando sono rientrata - ha sempre detto Elena Romani - non respirava più». Mentre Cangialosi replicava sistematicamente: «Ho visto Matilda che stava male in bagno con la sua mamma. Quando me l’ha affidata per qualche minuto era già agonizzante». Gli atti per la convalida del fermo saranno inviati questa mattina al Gip Emilia Antenore che avrà 48 ore di tempo per l’udienza.