Matricole in festa: torna la goliardia

Come l’Araba Fenice sembrano risorgere dalle loro stesse ceneri. Non li ha estinti il Sessantotto né il Settantasette, e forse non ci riuscirà neppure il consumismo: oggi i goliardi milanesi tornano a occupare le piazze indossando gli sgargianti copricapo medievali e i manti blasonati per una Festa della matricola che a Milano mancava dal 1980. Assieme alle delegazioni provenienti dalle principali università italiane, fra canti, frizzi e lazzi i gaudenti universitari scorrazzeranno questa sera per la metropoli a bordo di un paio di tram, consolandosi con panini imbottiti, damigiane di barbera e… vendita di Indulgenze ai peccatori. L’appuntamento è per le 19 davanti al Politecnico. Alle 15 sarà invece gara di mezzi nautici, ovvero degli improvvisati «fai da te», sulle acque dell’Idroscalo. I superstiti graziati dall’acqua, ma soprattutto dal vino, concluderanno la festa con una pantagruelica cena in un ristorante che molto probabilmente non li accoglierà per la seconda volta. Un po’ snob e un po’ guasconi, un po’ mendicanti e un po’ intellettuali, i goliardi vogliono rinnovare i loro fasti e ribadire il loro tradizionale diritto di sbertucciare le meschinità del mondo. «Abbiamo mille anni di storia - esordisce il Gran Maestro Golia XII Mediolanensis, al secolo Guido Sessa, capo degli Ordini studenteschi negli atenei milanesi e neo laureato in Veterinaria -, figuriamoci se ci facciamo estinguere da un Sessantotto o altre cosucce del genere».
Ma a Milano non siete in molti, fra tutti arriverete al massimo a un centinaio…
«Con l’università di massa la goliardia non è più un passaggio obbligato ma una libera scelta. Fra studenti secchioni, o impegnati politicamente o rincitrulliti nel rincorrere una “griffe”, noi goliardi rappresentiamo un’isola felice di giovani che inneggiano alla gioia di vivere con ciò che è semplice e antico: Bacco, Tabacco e Venere».
Ormai la goliardia la fanno i comici in televisione. Non siete un po’ superati?
«Noi la facciamo in piazza, e non siamo neppure pagati. Né paghiamo per essere spettatori di altri. Del nostro divertimento siamo noi stessi i protagonisti, con un po’ di fantasia, ironia e creatività».
E anche un po’ di volgarità…
«Non più di quanto si vede sul piccolo schermo, e comunque sempre con cultura e intelligenza».
I terribili «processi» li fate ancora?
«Altro che. Le nostre finte vessazioni rappresentano il miglior antidoto per quelle vere che ci riserverà l’esistenza».
Quale sarà il piatto forte di questa Festa della matricola? «Per questuare un po’ di soldi, visto che per ora non abbiamo la concorrenza dei lavavetri, faremo la Vendita delle Indulgenze. Pensi da quanti peccatori siamo circondati…»
E per chi vuole rintracciare la vostra “isola felice”? «Semplice: duca_ix@yahoo.it»