Matricole, Meteore e il diritto all’oblio

Intendiamoci. A noi piace da pazzi vederli così. Prima che fossero vergini (professionalmente), prima che il look (e non solo quello) li rendesse potabili, prima che si inventassero qualche tirocinio alla Lee Strasberg nel proprio curriculum. Però è strano che «di questi tempi» ce li facciano vedere. Di questi tempi di isteria da macchina fotografica, di foto ritirate e di rivendicazioni di diritto all’oblio. Il mondo dello spettacolo è pieno di gente che soffre di amnesia selettiva e per potersi permettere l’amnesia è necessario cancellare le prove. La maggior parte dei divi è nato magro, bello, ricco, istruito, col naso piccolo, le tette grosse, moralmente integro, con una buona istruzione e un ancor miglior talento nello scegliersi i partner, mai sbagliati. E inoltre, ovvio, tutti sono andati in video per caso, senza mai chiedere nulla a nessuno, senza mai sentire l’esigenza di fare un provino, senza mai mettersi nell’umiliante condizione di essere pesato come un prosciutto e scartato.
Invece poi, il giovedì in prima serata, su Italia Uno, va in onda Matricole e Meteore, condotto da Nicola Savino. Programma delizioso per il pubblico, ma increscioso, immaginiamo, per i suoi protagonisti. Perché certe permanenti e alcuni esordi sono decisamente peggio di uno scatto rubato durante una cena con l’uomo sbagliato.
Poco tempo fa, Elisabetta Tulliani (compagna del presidente della Camera, Gianfranco Fini), ha chiesto e ottenuto dal Garante della Privacy la rimozione dai siti internet delle sue fotografie con Luciano Gaucci, il suo compagno di prima. È una faccenda chiusa e proprio non si sente più l’esigenza di ricordarla attraverso vecchie immagini, perciò grazie, fatemi il favore, fate sparire tutto pare abbia chiesto ai suoi avvocati. È un po’ come ritoccare la carta d’identità, a pensarci bene. Ma anche quello è un diritto.
Per non parlare di quasi tutto il resto del Paese che ha chiesto e pagato per ottenere il ritiro di immagini più o meno compromettenti (in certi casi per nulla, ma è così che funziona la psicosi), riprese in momenti sbagliati, situazioni sbagliate, con le persone sbagliate. Ma, casi eclatanti e annesse tragedie esclusi, c’è da tremare molto di più nel rivedersi e nel farsi rivedere vent’anni fa. Vestiti anni Ottanta, intimiditi da qualche vipera del casting, con lo sguardo implorante e le spalline della giacca imbottite. Ah... e prima che ci spuntasse la quarta come per miracolo...