Matrimoni e famiglia: attenti al golpe delle minoranze gay

Massimo Introvigne

Matrimonio omosessuale e diritto delle coppie gay di adottare figli nonché, nel caso delle lesbiche, di «produrli» con l’inseminazione artificiale: contro Zapatero è sceso in campo anche il cardinale Ruini, convinto che ai politici italiani si debba chiedere di prendere posizione subito, così che gli elettori che voteranno nel 2006 ne conoscano le posizioni.
Lo stesso dibattito è in corso in Francia, e nelle ultime settimane si è concentrato sul matrimonio gay, un duro pamphlet del filosofo Thibaud Collin, ascoltato consigliere di Sarkozy, che ne ha subito preso le difese. Per Collin una società può sfuggire alla sua auto-distruzione soltanto se riposa su alcuni principi del «senso comune», accettati da tutti. Tra questi ci sono l’idea che uccidere l’innocente e rubare siano comportamenti criminali, il divieto della pedofilia e dell’incesto, e anche la nozione che un figlio sia tale in quanto ha un padre e una madre e che il matrimonio sia l’unione fra un uomo e una donna. Una democrazia è veramente tale in quanto rispetta questi principi, che sono condivisi dalla grande maggioranza dei cittadini ma nello stesso tempo costituiscono il retroterra etico su cui la stessa democrazia si fonda, così che il fatto che un governo sia stato eletto dalla maggioranza non gli consente di per sé di modificarli.
Il marxismo, prosegue Collin, ha sostenuto che alcuni di questi principi, come la tutela della proprietà privata e l’idea che l’oppositore politico non può essere incarcerato o ucciso in quanto ostacola il progresso, ancorché condivisi dalla maggioranza, derivano da una «falsa coscienza» indotta dal capitalismo. Una minoranza illuminata ha dunque il diritto e il dovere di prendere il potere e di imporre alla maggioranza - per il suo stesso bene, di cui però la maggioranza non è consapevole - il loro rovesciamento.
Oggi una rivoluzione ulteriore al marxismo, secondo il filosofo francese, ragiona nello stesso modo. Sa bene che la maggioranza è contraria al matrimonio degli omosessuali, e al fatto che due persone dello stesso sesso possano «avere» (per adozione o fecondazione artificiale) dei figli. Ma sostiene che questa opposizione deriva da una «falsa coscienza» indotta dall’«eterosessismo» (la convinzione della «normalità» dei soli eterosessuali) e dalla «omofobia», patologie psicologiche e sociali che vanno studiate come tali. La minoranza illuminata che ha «preso coscienza» della falsità dell’opinione maggioritaria deve dunque conquistare il potere e imporre il «progresso» alla maggioranza non sufficientemente consapevole. Con il che, conclude Collin, si scardinano sia la democrazia sia il retroterra etico che la fonda. E si apre la strada alle utopie di filosofi come Derrida, Foucault e i loro emuli americani secondo cui, dopo la trasformazione del semplice omosessuale in attivista «gay», quest’ultimo evolve nel «queer», per cui l’identità sessuale, l’età, la parentela non sono importanti ma conta solo il desiderio. Tutto quanto può essere oggetto di desiderio è lecito: così alcuni teorici «queer» chiedono la legalizzazione di tutte le droghe, dell’incesto e almeno di alcune forme di pedofilia. Naturalmente, non è questa la posizione della maggioranza dei sostenitori del matrimonio gay.
Ma la lezione di Collin è che «fare esplodere» (l’espressione è di Foucault) i fondamenti della società scoperchia un vaso di Pandora da cui può uscire una «dittatura queer» che non è meno pericolosa della «dittatura del proletariato» marxista.
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