Matrix il capetto «Quel che fa il tecnico non ci riguarda»

I tifosi inneggiavano a Benitez e lui mugugnava. C’è stata un’altra alba per le storie nerazzurre. L’Inter campione del mondo appena sbarcata alla Malpensa ha fatto vedere le sue due facce. Benitez e il fare timido con i tifosi. Materazzi e il suo fare spocchioso con il tecnico. E nessuno a ricordare che Matrix, poche ore prima, non s’era nemmeno presentato a ricevere la medaglia del successo insieme al resto della squadra. Cose da impunito o da impunibile? Uno sgarbo del genere non andrebbe cancellato con una foto insieme al presidente sorridente, coppa in mano, e da pubblicare sul sito suo e dell’Inter.
Ma poi senti parlare Materazzi, uno che ha sempre detto la sua senza pensare alla diplomazia, tranne nel periodo di Mourinho dove si è limitato agli indoramenti e ai complimenti, e capisci che anche un giocatore può esonerare un tecnico. «Quello che fa Benitez non ci riguarda. Le cose le fa la società, è la società che ci ha portato sul tetto: è la più forte del mondo». Una martellata non poteva essere più dura. Solo un dubbio: Materazzi parla per sé o anche per una parte della squadra? Magari parla per conto della società, che tante volte ha ascoltato i giocatori quando si è trattato di inchiodare i tecnici? Poi ci sono giocatori che ritrovano l’autonomia di pensiero (Ibra e Vieira nei confronti di Mancini) e altri ancorati a interessi diversi.
Stavolta la crocefissione di Matrix è stata un atto pubblico, magari una sorta di vendetta per non aver giocato nemmeno un minuto nella finale mondiale, come se il concedergli l’onore dovesse essere un obbligo dopo il beau geste di Mourinho, l’anno passato. Voci, o malevolenze, dicono che Benitez non abbia dimenticato un improvviso infortunio di Matrix prima di Werder Brema-Inter. E la cosa farebbe pensare male sia del giocatore, sia del tecnico. Meglio credere alla buona fede di entrambi, alle parole e ai fatti. Materazzi ha suggellato i suoi (e magari anche quelli altrui) malumori di spogliatoio, l’incapacità di staccarsi dal ricordo di Mourinho e la poca convinzione nelle capacità del nuovo tecnico. Dev’esser strano per un allenatore sentirsi esonerato dai giocatori, prima che dalla società. Materazzi ha una sola scusante: ama l’Inter come se stesso. Anche se, recentemente, ha dimenticato un particolare sulla voglia che gli prese, qualche anno fa, del trasferirsi al Milan. Proprio Mancini (il tecnico che, secondo il racconto di Matrix, l’avrebbe spinto a questa scelta) disse in società: non se ne va se non arriva Nesta, un altro nazionale. Tanto valgono i nostri giocatori.