Matt Damon, patriottico mascalzone

In «L’ombra del potere» di Robert De Niro è un tenace funzionario della Cia

Storia di un patriottico mascalzone, L'ombra del potere - The Good Shepherd di Robert De Niro era in concorso al Festival di Berlino, città dove la Cia - di essa si parla nel film - è di casa da sessantadue anni, da quando ancora si chiamava Oss. Un po' meno remota è la sceneggiatura di Eric Roth, vecchia d'una dozzina d'anni, durante i quali è stata rimaneggiata a iosa, col risultato di portarla sullo schermo fra anacronismi e incongruenze. Intrigo-chiave della vicenda: la foto - spedita da chi? - di un letto con zanzariera e una radio-sveglia sul comodino. In quel letto sarebbe stato rivelata la data dello sbarco organizzato dalla Cia nella baia dei Porci, a Cuba. Per scoprire che la foto proviene da Léopoldville (Congo), si procede induttivamente, come dalla celebre foto di Blade Runner, il che non è molto originale. Ma questo sarebbe il meno; il più è che, per scoprire chi ha tradito, occorrono quasi tre ore di indagini del grigio e algido funzionario (Matt Damon), ispirato al realmente esistito James Angleton.
Inoltre De Niro non ci mostra il personaggio solo sul lavoro, ma anche in famiglia, marito - per adesione, più che per passione - di una focosa (troppo per il 1940) ereditiera (Angelina Jolie). In quell'occasione di svolta per una vita altrimenti votata a più banale carriera, appare brevemente De Niro stesso come attore. Su tutto aleggia una società segreta, fucina di chi governa il paese che governa il mondo, la real setta «Teschio e ossa». Vista la mole del film, che è un intrico di flashback, chi ha amato C'era una volta in America (proprio con De Niro), avrà qui pane per i suoi denti; chi rimpiange I tre giorni del condor, invece, s'astenga.
L'OMBRA DEL POTERE - THE GOOD SHEPHERD di e con Robert De Niro (Usa, 2006), con Matt Damon, Angelina Jolie. 167 minuti