Mattanza sulla pista «salva cavalli»: in un mese ne muoiono 5 in gara

La serie incredibile di incidenti si è verificata sul fondo artificiale in polytrack di Wolverhampton, diventato troppo elastico e veloce

Alberto Cagnato

Non si è ancora spenta l’eco della truce vicenda che ha tenuto banco un mese fa sulle prime pagine dei tabloid inglesi di migliaia di cavalli purosangue, non più idonei a correre negli ippodromi per limiti d’età o per infortuni, macellati senza pietà in gran segreto ed esportati in Francia dove finivano sulla tavola del monsieur Dupont di turno, che un altro scandalo scuote le coscienze dei sudditi del Regno Unito, proverbialmente patria riconosciuta dell’ippica. Questa volta la bufera mediatica coinvolge pesantemente l’ippodromo di galoppo di Wolverhampton, un impianto nato nel 1887 e situato a 40 chilometri da Birmingham. In questo storico ippodromo della cittadina situata nel centro-ovest del Regno Unito sono morti in pista cinque cavalli in poco più di un mese. L’ultima vittima sul campo lunedì scorso: dopo una drammatica caduta che ha coinvolto cinque purosangue, la povera Money for Fun è morta sul colpo, mentre tre fantini sono finiti all’ospedale, per fortuna senza gravi conseguenze.
Ma qual è il motivo di questa «mattanza» senza precedenti? Gli addetti ai lavori - fantini ed allenatori - non hanno dubbi: la pista troppo stretta e, soprattutto, il nuovo fondo sintetico in polytrack formano una miscela micidiale che causa i numerosi incidenti. Il polytrack è un misto di sostanze gommose - fra cui proprio delle palline di gomma - cosiddette «all weather», che consentono di correre con qualsiasi clima, anche con la pioggia battente. E pensare che, proprio per queste caratteristiche di elasticità, il poliytrack è considerato prezioso per preservare le zampe dei preziosi equini. Almeno sino a ieri. Adesso torna tutto in discussione, anche se i tecnici ritengono che la causa del gravissimo inconveniente sia la velocità superiore al normale espressa dai purosangue lanciati sui rettilinei di una pista resa così elastica che poi si trovano improvvisamente ad affrontare curve troppo strette.
Infatti alle Capannelle di Roma, unico ippodromo italiano ad aver adottato un fondo sintetico chiamato viscoraid (stretto parente del polytrack), gli incidenti sono rari perchè il tracciato della pista è molto largo e le curve sufficientemente ampie.
E pensare che in Inghilterra, ironia della sorte, il fondo in polytrack è chiamato proprio «salva cavalli». Dio salvi la Regina.