Mattatoio, polemiche sul trasloco

Nel mirino la decisione del Comune di spostare le attività a Guidonia senza consultare nessuno

Dopo due anni di silenzio, si riapre il fronte di guerra che vede opporsi da un lato gli operatori e le maestranze che lavorano nel mattatoio di via Togliatti e, dall’altro, il Comune di Roma. A scatenare le nuove proteste delle aziende impegnate nella struttura comunale, è stato l’annuncio della revoca delle concessioni da parte dell’Assessorato al Commercio capitolino.
«Il mese scorso - racconta Alessandro Piroli, presidente dell’Unione Operatori Centro Carni - l’amministrazione comunale ci ha comunicato di avere già approntato le lettere con cui avrebbe notificato agli occupanti dello stabilimento la revoca delle concessioni, con l’obbligo per tutti di riconsegnare i locali occupati fino ad oggi».
«Chiudendo il mattatoio - continua Piroli - il Comune di Roma parla di riqualificazione dell’area e dell’impegno di realizzare in quel luogo opere di pubblica utilità. Campi di bocce per gli anziani, parchi pubblici, un campo sportivo e addirittura una moschea, come risulta da un plastico di cui abbiamo avuto modo di prendere visione».
Un progetto che si accompagna ai futuri insediamenti residenziali e commerciali previsti per il quadrante del Prenestino, ma che non chiarisce il destino riservato ai macellai del Centro Carni. Le uniche certezze sono le lettere di revoca e il trasferimento, in data da stabilire, al Centro Agroalimentare di Guidonia.
«Ma ancora oggi - denuncia lo stesso Piroli - queste decisioni sono state prese nonostante la nostra ferma opposizione e, soprattutto cosa ancor più grave, sopra le nostre teste». Gli operatori, infatti, continuano a ignorare il cosiddetto Piano industriale del Car che dovrebbe ospitare la filiera delle carni, l’area di ricollocazione delle attività e i tempi di realizzazione della nuova struttura. La protesta si annuncia durissima e non priva di colpi ad effetto. Per la giornata di domani, comunque, gli operatori hanno già annunciato una manifestazione, sotto il Campidoglio, «per sensibilizzare sulla questione i consiglieri comunali che si apprestano a votare il nuovo Piano Regolatore di Roma».
«Abbiamo saputo - informa Piroli - che l’amministrazione capitolina si appresta a commissariare il mattatoio e ad affidarne la gestione alla Cargest, la società che attualmente gestisce il Car, per il periodo necessario al suo trasferimento. Riteniamo questa operazione irregolare e per questo faremo opposizione». In questi anni gli operatori hanno sostenuto il Centro Carni facendosi carico dei costi che invece spettavano all’amministrazione, investendo miliardi per supplire alla carenza di strutture indispensabili e obbligatorie per legge. La chiusura dello stabilimento comporterebbe, quindi, la rovina delle aziende che hanno acceso mutui e sottoscritto richieste di finanziamento per le proprie attività.
«C’è inoltre un nodo da sciogliere - rimarca Piroli - che riguarda l’indisponibilità dell’area su cui insiste lo stabilimento. Nella delibera del novembre 2005, infatti, il Consiglio comunale revocava il conferimento del Centro Carni a Risorse per Roma e sanciva il ritorno dell’area da bene disponibile a bene indisponibile. Ci chiediamo quali passaggi in aula Giulio Cesare abbiano sancito, nel corso degli anni, il passaggio inverso, permettendo, con il nuovo Piano Regolatore, l’alienabilità del terreno».
Il sit-in di domani si preannuncia come il primo atto di un braccio di ferro, che porterà «gli operatori, le maestranze, le 500 persone che compongono le aziende presenti nel mercato, a intraprendere ogni forma di protesta e di opposizione in tutte le sedi, anche legali, per vedere riconosciuti i propri diritti».