«IL MATTATORE», UN CLOWN DI CLASSE

Una tv coraggiosa, capace di rischiare sperimentando, produsse, a partire dal 4 febbraio del 1959, Il mattatore, protagonista assoluto Vittorio Gassman per la regia estrosa di Daniele D'Anza. Gassman era appena reduce dal successo di I soliti ignoti, dove aveva rivelato una inaspettata vis comica, ma era anche il più prestigioso interprete della nostra scena teatrale, il mattatore per definizione. Il rapporto con la televisione, fino allora limitato alla registrazione di alcuni suoi spettacoli, lo intrigava, convinto com'era che essa fosse un mezzo più diretto del cinema. Così chiese di essere responsabile di tutto il programma, ricevendone una risposta positiva. Il rischio era notevole perché Il mattatore si presentava come un programma anomalo, non definito, una sorta di contenitore (ma allora non si usava questa definizione) dove confluivano teatro, circo, cinema, sport, musica lirica, letteratura, all'insegna della parodia, della gag maliziosa, dell'esibizionismo sfrenato. Gassman si gettò a capofitto nell'impresa, certo che Il mattatore gli avrebbe dato una straordinaria popolarità presso quel pubblico che non andava né al cinema né al teatro. Era l’ideale per dimostrare di essere non solo un grande attore ma anche e soprattutto un clown di classe, in grado di recitare tutto e il contrario di tutto, facendo anche la parodia di se stesso. La concorrenza era forte, da Mike Bongiorno con i suoi quiz a Mario Riva con il suo Musichiere, ma Il mattatore, fra la sorpresa dello stesso direttore dei programmi che pure l'aveva proposto, fu un grande successo. Gassman si scatenò letteralmente, con tutto il suo estro, la sua fisicità, il suo gusto del sarcasmo e della parodia, facendo la satira di politici (con giudizio, per evitare tagli censori), giornalisti, industriali, «commendatori», personaggi dello spettacolo. Sotto le sue unghie finirono, fra gli altri, la Gina nazionale, la Lollobrigida, un comico popolarissimo come Walter Chiari, perfino il signorile professor Alessandro Cutolo, che rispondeva su qualsiasi argomento ai telespettatori, un presentatore di classe come Enzo Tortora. La lavorazione del programma, diretto da un regista della tempra di Daniele D'Anza, non fu certo facile, anzi non mancarono le tribolazioni. Gassman aiutava il suo sfrenato talento con dosi non omeopatiche di alcolici. D'Anza esplodeva ogni tanto, quando la situazione lo richiedeva, in sfuriate terribili, ma poi il suo rapporto con Gassman finiva per concludersi con un abbraccio. Erano due personalità forti ma che si stimavano profondamente. Le cinque puntate, inizialmente previste, diventarono dieci, nonostante Gassman avesse stuzzicato alcuni noti personaggi. Solo, però, quattro o cinque se la presero davvero.