Matteo Renzi ha già una pattuglia in parlamentoIn 10 del Pd firmano un appello pro rottamatori

A pochi giorni dalla prossima convention di Firenze dei rottamatori, in programma nel weekend, Renzi trova il pieno sostegno di dieci parlamentari del Pd. D'Alema e Bersani si limitano a fare battute. Ma Fassina, responsabile economico del partito, stronca le ricette del sindaco di Firenze

Zitto zitto Matteo Renzi può già vantare una pattuglia di parlamentari dalla sua parte. La convention dei "rottamatori", in programma a Firenze il prossimo weekend, trova il sostegno dei senatori Andrea Marcucci, Roberto Della Seta, Francesco Ferrante, Pietro Ichino, Luigi Lusi, e dei deputati Luigi Bobba, Roberto Giachetti, Maria Paola Merloni, Ermete Realacci e Giuseppina Servodio. "In un momento così difficile per l'Italia - si legge nel loro appello - il Pd deve assicurare la massima copertura a tutte le risorse che vengono dalla sua area, includere tutti i possibili contributi e non certo per provocare esclusioni che suonerebbero contraddittorie rispetto alla sua ragion d'essere costitutiva". Poi il plauso alla kermesse organizzata da Renzi: "Siamo convinti che sia una manifestazione utile a raggiungere un elettorato più ampio di quello che ci attribuiscono attualmente i sondaggi e che comunque ci chiede pressantemente un cambio di passo politico".

Nelle ultime settimane Renzi è finito al centro di numerose polemiche, molte delle quali con gli esponenti del suo stesso partito, che in più di un'occasione gli hanno rimproverato un eccesso di protagonismo. Ora, però, il leader dei rottamatori ha trovato degli sponsor a Roma.

I firmatari dell'appello, però, mettono le mani avanti: "Al fine di evitare deleterie contrapposizioni dichiariamo di guardare con interesse e simpatia al Big Bang e che molti di noi vi prenderanno parte proprio per veicolare un messaggio di apertura del partito e di dialogo costruttivo".

Ma i big del Pd come reagiscono? Massimo D'Alema di Renzi dice che "è brillante e bravo". Poi aggiunge: "Abbiamo molti giovani bravi nel Pd, sono una ricchezza per il partito e hanno grandi responsabilità". Una "carineria" quella dell'ex presidente del Consiglio. Che però sembra voler dire: di Renzi in giro ce ne sono tanti... Il segretario del partito, Pier Luigi Bersani, si limita a dire: "E' una risorsa". Fioroni ironizza: "Ai tempi della Dc dire che uno era una risorsa significava che non avrebbe fatto strada". Ma Bersani puntualizza: "Io ero di un'altra parrocchia". 

Al di là delle battute c'è chi bacchetta Renzi sferrandogli un colpo che va al cuore del leader dei rottamatori: "Anche oggi - scrive il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina - Renzi sul Sole 24 ore, rimpacchetta come nuove le ricette dell’ortodossia economica fallita di moda negli ultimi 20 anni". E poi va giù ancor più duro: "Va riconosciuta a Matteo la virtù, rara, della chiarezza: finalmente è evidente che il rinnovamento, generazionale o meno, non è neutro, c’è il rinnovamento progressivo che valorizza la persona che lavora ed il rinnovamento regressivo che segue Marchionne 'senza se e senza ma' e mette padri sfigati contro figli ancora più sfigati; c’è il rinnovamento progressivo che intende ricostruire una politica culturalmente autonoma per regolare l’economia ed un rinnovamento regressivo che si rassegna ad una politica ancella dell’economia; c’è il rinnovamento progressivo che vuole più Europa per rivitalizzare la democrazia delle classi medie ed un rinnovamento regressivo che assume l’Europa dei conservatori come dato immodificabile. Grazie a Matteo per chiarire le discriminanti di fondo nel dibattito nel centrosinistra". Chissà se Renzi gradirà la puntualizzazione...

Intanto Nicola Latorre, vicecapogruppo del Pd al Senato, prende le distanze dal rottamatore. "Vendola o Renzi? In questo momento mi sento più vicino a Vendola". Ospite del programma di Radio2, Un giorno da pecora, Latorre dice di non condividere "nulla della sua politica economica". Quando gli chiedono se vedrebbe Renzi, magari tra cinque anni, correre per diventare segretario del Pd, lui risponde serafico: "Si, ma non credo che vincerebbe". Renzi fa gli scongiuri... e dentro di sé sogna di non dover aspettare cinque anni per dimostrare che è vero il contrario.