Matteoli: "Di che si vanta Veltroni? Ha mosso solo critiche"

Il ministro alle Infrastrutture attacca il leader del Pd: "Le sconfitte
non hanno padri né madri mentre tutti rivendicano i successi degli
altri". E aggiunge: "Anche il cambio di rotta della Cgil è merito del governo che non ha mai mollato"

da Roma

Al ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli proprio non va giù che, dopo tre settimane di trattative serratissime e notti insonni, si presenti Walter Veltroni e dica che l’intesa con la Cgil l’ha fatta lui. Ma in fondo comprende: «Le sconfitte non hanno né padri né madri mentre tutti rivendicano i successi degli altri».
Lei è nuovo alle trattative sindacali. Che idea si è fatto?
«Che sono molto simili a quelle politiche».
Per fortuna è arrivato il leader del Pd in vostro soccorso...
«Ma, veramente noi abbiamo lavorato notte e giorno, domeniche comprese, per tre settimane di seguito. Poi si è presentato lui, fresco del viaggio negli Usa, a dire che è tutto merito suo. Mi pare eccessivo, sinceramente».
La Cgil che approva è merito del governo?
«Sì, perché anche nei momenti più difficili, quando tutto sembrava precipitare, con la Cai che aveva ritirato l’offerta, noi abbiamo continuato a tessere e a lavorare per convincere gli imprenditori a ripresentare l’offerta e i sindacati a firmare. Mai, nemmeno un momento, abbiamo pensato che potesse saltare. Poi è merito della Cai e anche dei sindacati».
Tutti i sindacati?
«In primo luogo Cisl, Uil e Ugl».
Ma voi non avete modificato il piano che loro hanno approvato?
«No, quando hanno detto sì al piano sono rimaste in sospeso alcune cose. Dei chiarimenti da parte della Cai. La Cgil ha detto che condivideva l’accordo quadro, ma prima di firmare ha aspettato queste informazioni e ora che sono arrivate ha aggiunto la sua firma. L’accordo non è stato stravolto. In tutto questo ci ha guadagnato il nostro Paese e anche i dipendenti di Alitalia».
Lei in qualche modo salva la Cgil, ma per molti Guglielmo Epifani ha fatto una scelta politica, pro Partito democratico, quando ha fatto venire meno il suo sì al piano...
«Io non sono abituato ai retroscena. Resto a quanto aveva detto la Cgil quando condivise l’accordo quadro. Il ministro Sacconi, che è molto più esperto di me in trattative di questo tipo, mi ha detto più volte che quando un sindacato approva un accordo quadro è difficile che poi non firmi il resto. Ed è andata proprio così».
Quindi tutti hanno concorso a riportare dentro la Cgil?
«Dalle dichiarazioni delle opposizioni emergono differenze importanti. Antonio Di Pietro è sempre stato contro il piano. È persino andato a capeggiare la rivolta a Fiumicino. Però altri esponenti del centrosinistra, da D’Alema a Bersani fino a Enrico Letta e Nicola Latorre, che hanno espresso molte critiche, hanno sempre detto che la Cgil doveva firmare».
E Veltroni?
«Da parte sua io mi ricordo solo critiche. Se poi, tornando dall’America, ha cambiato idea e ha fatto qualcosa per incoraggiare l’intesa tra Cai ed Epifani non lo so. Però, per favore, non si intesti il successo».
Il momento peggiore di questi giorni?
«Tutte le volte che siamo andati vicinissimi all’accordo e poi è saltato tutto. Sono troppe per elencarle. Ho praticamente visto Rocco Sabelli e i sindacati con la penna in mano».
Il centrosinistra ha sempre detto che, comunque vada, ci saranno problemi. Se anche i piloti diranno sì e il piano di Cai potrà essere attuato, dovremo abituarci a una compagnia aerea meno forte di Alitalia?
«Il piano prevede l’acquisto di 60 aerei, 18 voli di lungo raggio, con una presenza della compagnia in tutto il mondo. Poi c’è una razionalizzazione dei voli interni. Mettendo insieme tutto mi pare che questo sia un piano con radici forti».
E per renderlo ancora più solido quale partner estero sceglierebbe lei?
«Io so solo che la compagnia ha necessità di un partner internazionale di grande livello. Ma non può essere il governo a esprimere una preferenza. Tocca a Cai».