Matteoli: «Quadro cambiato ma il bipolarismo non si tocca»

«Credo che difficilmente questo Parlamento farà le riforme. Meglio tornare alle urne»

da Roma

Presidente Matteoli, il capo dello Stato esprime piena fiducia nella Consulta in merito alla decisione sul referendum.
«Io credo che chi arriva a essere eletto o designato in quel consesso non possa essere influenzato. Non voglio fare l’ingenuo a oltranza ma sono fiducioso».
An vuole ancora il referendum?
«Il quadro politico è certamente cambiato rispetto alla raccolta delle firme. Ma chi considera fondamentale il bipolarismo non può che appoggiare il referendum».
Prodi ha superato ancora una volta indenne il passaggio del Senato, sia pure con l’apporto dei senatori a vita. Lei crede ai nuovi ultimatum degli scontenti dell’Unione?
«Prima questo disagio veniva manifestato nei corridoi. Ora gli scontenti sono usciti allo scoperto. Certo dopo aver ascoltato certe critiche mi aspettavo che in aula dicessero: “Pertanto voterò contro”. Ma credo che arriverà il momento della coerenza».
Il governo si regge ormai sui senatori a vita. Ritiene che il presidente della Repubblica dovrebbe far valere la propria voce?
«Il presidente della Repubblica ha il dovere di rispettare la Costituzione. Certamente quando parla di una maggioranza politica fa capire la sua posizione ma non può rendere pubblico il suo disagio».
Lei crede che alla fine le riforme le farà questo Parlamento o il prossimo?
«Io credo sia difficile che questo Parlamento possa fare le riforme. Prima si va a votare meglio è».
Ora tra le ipotesi spunta anche il doppio turno alla francese.
«Può andare bene se si prende tutto il sistema, con l’elezione diretta del capo dello Stato. Ma qui siamo di fronte a un Veltroni che prima fa l’accordo con Berlusconi ma trova difficoltà a mantenerlo, perché non ha fatto i conti con i suoi non solo della sinistra radicale ma anche dello stesso Pd. Anche Berlusconi, a sua volta, si ritrova isolato, con An, Udc e Lega che dicono no. Mi sembra che le possibilità di un accordo stiano scendendo sempre di più. Ce la si può fare soltanto se si smette con questo atteggiamento arrogante».
Qual è lo stato di salute del centrodestra? Se si andasse a votare oggi la Cdl sarebbe in grado di ricompattarsi?
«La Cdl non c’è più ma il centrodestra e il suo popolo ci sono ancora. Bisogna rinegoziare gli accordi partendo dai valori e dai programmi. Se c’è questa volontà e nessuno si erge a portatore di verità assolute i presupposti per tornare insieme ci sono».
La vicenda delle intercettazioni ai danni di Berlusconi rischia di essere un’altra mina sul terreno del dialogo?
«È una vicenda davvero sconcertante. È uno scandalo rispetto al quale tutti, destra e sinistra, dobbiamo reagire. E sono contento di aver visto persone dell’altro schieramento prendere posizione contro una violazione della privacy così patente».