Matteoli: "Scioglieremo i Comuni anti discariche"

Il ministro Matteoli: "Sulla Tav prorogherò l’Osservatorio e ridurrò i contrasti. Ma siamo decisi a raggiungere l’obbiettivo. Il caso Campania dev’essere un monito per il resto d’Italia". Il titolare delle Infrastrutture ribadisce che l’epoca dei compromessi
è finita. E sul nucleare: "Dobbiamo partire immediatamente e scegliere
le sedi"

Roma - Ministro Altero Matteoli, la rivolta di Chiaiano appare come il primo test con cui verificare la fermezza del governo. Qual è il confine che ci si deve porre nel rapportarsi con queste forme di rivolta popolare?
«Guardi, io credo che tanti manifestanti siano in buona fede e protestino perché convinti che la discarica faccia male alla salute. Una minima parte - ma sono quelli che strumentalizzano e capeggiano la rivolta - invece è lì per difendere altri interessi. In ogni caso lo Stato ha dato tutte le informazioni e assicurato che non ci saranno effetti nocivi per la salute. Tutti devono capire che non esiste nulla di diverso da discariche e termovalorizzatori per affrontare il problema dei rifiuti. L’alternativa è la morte della Campania».

Teme la demagogia di alcuni politici napoletani, pronti a cavalcare la protesta? E il governo, come extrema ratio, potrebbe attivare il meccanismo che porta allo scioglimento dei consigli comunali?
«Fino ad oggi i consigli comunali sono stati sciolti per le infiltrazioni della criminalità organizzata. Io credo nella collaborazione e nel dialogo e ritengo si debba puntare su questo. Ma certo se si schierassero decisamente contro la soluzione del problema si potrebbe anche procedere in tal senso. È stato scritto da più parti: “Si rivede lo Stato”. Ora lo Stato deve risolvere il problema, anche perché non ci sono critiche sul merito del decreto. Si dice semplicemente: non vogliamo la discarica. E questo non è possibile».

Ma esiste un’alternativa al muro contro muro?
«Il dialogo è importante ma ormai il tempo è scaduto. E tutto quello che stiamo facendo deve essere di monito anche per altre regioni che rischiano domani di trovarsi nella situazione della Campania».

Bertolaso è la persona giusta per un’impresa di questo tipo?
«Con l’esperienza e la struttura che ha alle spalle credo non si potesse fare scelta migliore. La sua, poi, va considerata una scelta bipartisan».

Lei si appresta a diventare l’uomo del Ponte sullo Stretto. Ci crede davvero in questo progetto?
«Certo. Il progetto era presente nel programma di governo. Per questo ho inviato una lettera al presidente della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, per comunicargli che quell’opera riveste per noi carattere prioritario. È stato lui stesso a indicare il timing dell’operazione che prevede l’avvio dei cantieri a metà 2010 e l’apertura al traffico nel 2016».

Lo stop and go sul Ponte cosa comporterà in termini di aggravio dei costi? Dovrete stanziare una cifra aggiuntiva in Finanziaria?
«È naturale che per tradurre la volontà politica in sostanza servono le risorse per farlo. Comunque l’importante è che sia stato riacceso il motore».

La Lega dice: sì al Ponte ma solo se si procede con la Tav.
«Nessuno dice di no. È mia intenzione concedere un secondo mandato all’Osservatorio sulla costruzione della linea Torino-Lione guidato da Mario Virano. Attraverso questa mediazione i sindaci sono tornati a dialogare in una realtà delicata. L’intenzione è quella di andare avanti con il contrasto minore possibile per raggiungere davvero l’obiettivo».

Ministro, sul fronte della possibile cordata per Alitalia si muove qualcosa?
«Quello di Alitalia è un problema che riguarda tutto il governo e che si è intestato Berlusconi con grande coraggio. Era un problema scottante che avrebbe potuto scaricare su altri ma il presidente del Consiglio ha agito con generosità, partendo dal presupposto che il progetto Air France cancellava Alitalia. Basti pensare che tagliava il 3% del personale di terra e il 29% dei piloti. In ogni caso stiamo lavorando per una soluzione».

Altro tema caldo: il nucleare. È un progetto fattibile? E chi deciderà l’ubicazione dei nuovi impianti, il governo o le regioni?
«Il nucleare è una questione seria. Ne siamo usciti, sbagliando, e sappiamo tutti come. In ogni caso il nucleare non è una risposta per l’oggi, è qualcosa che arriverà tra qualche anno. Ma se non si parte mai, non si arriva mai. Noi dobbiamo partire immediatamente mentre l’ubicazione credo la debba trovare il governo con la Conferenza delle Regioni. Detto questo non si può pensare di risolvere il problema energetico con il solo nucleare. Bisogna ricorrere a un mix per produrre energia subito. Aver bloccato i rigassificatori, ad esempio, come è stato fatto negli anni del governo Prodi, è stato un errore grave. A questo si aggiunge la possibilità di produrre energia con il carbone pulito e far crescere la produzione da fonti rinnovabili, ovvero sole e vento. Ma chi sostiene che queste fonti da sole possono risolvere il problema sostiene, evidentemente, una tesi non vera e fuorviante».