UNA MATTINA SI SON SVEGLIATE

Lo sapete. Questo Giornale è una casa di vetro. Sempre e comunque.
Ma, se possibile, oggi mi fa davvero piacere che lo sia di più. Nei giorni scorsi abbiamo incrociato pubblicamente le penne con Renata Oliveri perchè non condividevo assolutamente (e continuo a non condividere) la partecipazione sua e di Enrico Musso alla sfilata ufficiale del 25 aprile che, spesso, si riduce in una sorta di sagra della retorica, in una festa che divide e che non unisce. Silvio Berlusconi, che rifugge il politically correct, l’ha spiegato benissimo. Per dirlo, per sfuggire a luoghi comuni e ai luoghicomunismi, ci vogliono dei Nicolas Sarkozy, come ha dimostrato il neopresidente francese parlando del Sessantotto. E i Nicolas Sarkozy, alle nostre latitudini, sono rari.
Poi, come è nostra consuetudine, abbiamo dato a Renata il diritto di replica e lei ci ha spiegato che i nostri valori sono i suoi: che considera decisivo l’intervento Alleato e che rispetta anche i ragazzi di Salò che hanno avuto il solo torto di morire dalla parte sbagliata, fedeli a un’ideale. Anche perchè questa non è una questione politica: è semplicemente una storia di umanità e di rispetto della verità storica, non della vulgata dei vincitori.
Ma, se possibile, è stato parlandoci privatamente che la candidata della Casa delle libertà alla presidenza della Provincia di Genova ci ha regalato la notizia a nostro parere più bella. E cioè che questi principi li testimonierà anche pubblicamente, non solo a parole: appena eletta presidente o anche da semplice consigliere provinciale di opposizione andrà a deporre un fiore sulla tomba dei militari alleati caduti e su quelle dei ragazzi di Salò e ricorderà in ogni occasione le vittime innocenti delle foibe, così come ha fatto proprio all’inizio della sua campagna elettorale. Concetti che non sono nè di destra, nè di sinistra. Concetti che vanno semplicemente in direzione dell’umanità e del rispetto della memoria di uomini e donne che, spesso, hanno perso tutto. Persino il diritto alla memoria.
Proprio per questo penso che le parole di Renata Oliveri siano importantissime, alte e nobili, e credo che lei abbia firmato l’impegno più significativo della campagna elettorale, addirittura più importante di quelli sulla riduzione delle tasse o del numero di assessori. Chapeau.
E tanto di cappello anche a Marta Vincenzi. Sapete che - noi soli - non le abbiamo mai lesinato le critiche, quando c’era da criticarla, e che siamo gli unici nel mondo dei media a dare una mano a Enrico Musso. Ma c’è un piccolo episodio che mi è stato raccontato da un caro amico del Giornale e che fa moltissimo onore a Marta. Da presidente della Provincia di Genova, un’associazione che si occupa di onorare i ragazzi di Salò le chiese di sistemare una targa nella colonia di Rovegno che stava andando in pezzi. Marta non ne fece una questione ideologica e disse immediatamente di sì.
Io credo che sia giusto raccontare questo piccolo episodio, anche da avversari su mille altre cose. Perchè è anche da una targa, da un fiore, da una preghiera, da un ricordo, che si costruisce un nuovo clima. Una nuova Genova. Una nuova stagione. Stavolta, sul serio.