Il Mattino contro il Cav con le 31 righe "aggiunte": leggi tutte le carte del caso

Sul giornale di Napoli spuntano 31 righe in un'editoriale che stravolgono completamente il senso dell'articolo facendone un attacco a Berlusconi (<strong><a href="/interni/taroccano_giornali_per_colpire_berlusconi/27-05-2011/articolo-id=525743-page=0-comments=1" target="_blank">leggi qui</a></strong>). Stravolto il pensiero dell'autore. Che protesta

Sul Giornale cartaceo di oggi e su il Giornale.it abbiamo pubblicato lo strano e inquietante caso della manipolazione dei giornali col solo obiettivo di attaccare il governo e Silvio Berlusconi. Molti lettori sono giustamente rimasti indignati, perché quello che abbiamo raccontato è preoccupante: un editorialista scrive un articolo commissionato dalla testata Il Mattino di Napoli (città dove si gioca una importante sfida elettorale), lo spedisce e il giorno dopo si trova 31 righe aggiunte da qualcun altro in cui si attacca governo e premier. Legittimo criticare chiunque, per carità. Illegittimo manomettere il pensiero di una persona. Illegittimo e gravissimo. Inaudito, anzi. Lo diciamo soprattutto a quei lettori che oggi non hanno vista nulla di sconvolgente in questa notizia o che peggio hanno ironizzato sul fatto che noi Giornale dichiaratamente schierato ci meravigliamo. Ecco a quei lettori sfugge la non poco sottile differenza tra l’avere una linea editoriale e manomettere il pensiero altrui. Se qualcuno non vuol capire questa differenza problemi suoi e anche, se permettete, ignoranza sua.

La gravità di questo episodio è enorme. Può essere un punto di non ritorno: se io scrivo un articolo e un altro me lo stravolge senza avvertirmi è una vergogna. Una vergogna che al Giornale non è mai capitata e mai capiterà.

Qui di seguito pubblichiamo le righe aggiunte dal Mattino all’articolo del professor Giovanni Orsina e la sua lettera indignata spedita al quotidiano e all’ordine dei Giornalisti.
“La causa prossima sta nello strabismo con cui il governo ha affrontato la questione meridionale. Si parla tanto di trasferimenti di ministeri da Roma al Nord, ma forse bisognerebbe trasferire più personale (ministeriale e non) per effettuare a tappeto i controlli fiscali in quel Settentrione in cui si registra un dato record di evasione. Come quel 22,4% in Veneto, che equivale a oltre 20 miliardi di euro, più della metà di quella Finanziaria che la Corte dei Conti ritiene indispensabile per risanare i conti del Paese. Finora, tranne che con gli annunci, il governo non ha mai chiarito che cosa intenda fare per fermare la rapacità della Lega - che vuole dare tutto a un Nord che ha già molto - e per compensare il Sud privo di mezzi. Purtroppo siamo ancora al settimo annuncio di un supposto piano da 100 miliardi per il Mezzogiorno che finora non è mai diventato operativo. L’altra causa è la natura nordista - anzi lombarda - del berlusconismo. La cui proposta politica rappresenta nella nostra vicenda nazionale un fenomeno sulla cui unicità forse non si è ancora riflettuto a sufficienza”.

La lettera:
A Virman Cusenza

Direttore, con grandissima amarezza stamattina, aprendo il Tuo giornale, ho dovuto constatare che al mio articolo – articolo di fondo, su un tema di grande rilievo politico, a due giorni dal ballottaggio napoletano – sono state aggiunte trentuno righe, l’intero secondo paragrafo, che io non ho mai scritto, né che sono mai state concordate con me. Sono parole non blande né neutrali: vi si parla di un governo incoerente e indolente nell’affrontare la questione meridionale, colpevolmente tollerante di fronte all’evasione fiscale nel nord Italia, incapace di frenare la «rapacità» della Lega. Tanto poco blande o neutrali sono, queste parole, che la prima parte del titolo del pezzo è su di esse: «Il Nord evade e il Sud resta senza risposte». Ieri per telefono, col Tuo vicedirettore, avevamo concordato un commento sullo “sbilanciamento” nordista del ministero Berlusconi. E io questo ho scritto. L’ho scritto come so scriverlo io, che di mestiere faccio lo storico della politica e non l’analista delle politiche pubbliche. Ma, del resto, è dal novembre del 2005 che scrivo per «Il Mattino», e professore di storia non lo sono diventato nel frattempo. Ho mandato l’articolo ieri nel tardo pomeriggio, intorno alle 19,45, quindi molto prima dell’orario in cui si chiudono i giornali. E nel testo dell’email che lo accompagnava era scritto, come del resto scrivo sempre: «Ecco il pezzo. Fatemi sapere se devo rimetterci le mani». Sono stato tutta la sera a casa, a disposizione per concordare eventuali modifiche. Ma sia il telefono fisso sia il cellulare hanno taciuto. Non ritengo di esagerare nel definire inqualificabile, dal punto di vista sia etico sia professionale, il modo in cui si è comportato con me il Tuo giornale. Né credo di dover aggiungere che la mia collaborazione con «Il Mattino» finisce qui. Giovanni Orsina