Mattioli: «Ferrante? Lo hanno voluto i ds»

Gianandrea Zagato

«Opportunisti in servizio permanente, progressisti da museo e preveggenti del passato». Ecco i sostenitori di Bruno Ferrante, candidato sindaco del centrosinistra. A sostenerlo non è Ignazio La Russa bensì Alberto Mattioli della Margherita. Che, dopo aver criticato gli atteggiamenti di molti esponenti e supporter dell’Unione, però ammette: «Con l’ex prefetto, Milano potrà finalmente cambiare e ritornare a essere un punto di riferimento» dice il vicepresidente della Provincia. Tirando un sospiro di sollievo. È la Margherita che si sente meno colpevole dopo aver segato Umberto Veronesi e mai sostenuto fino in fondo l’ipotesi Filippo Penati: «Polemiche pretestuose, con tanto di accuse ingiuste e ingiustificate».
Veramente, Mattioli, lo dicono i Ds che nel suo partito si è tramato - anche insieme a girotondini e no global - contro il rischio del conflitto d’interessi del fu candidato Veronesi.
«Ho ancora nelle orecchie le accuse di cialtroneria, ignoranza politica o ancora peggio, rivolte alla Margherita che chiedeva correttamente di valutare la candidatura Veronesi, prima di accettarla a scatola chiusa. “L'illustre Professore è l’uomo della provvidenza” urlavano “pazzi, a lasciarvelo scappare voi del centrosinistra!”: peccato che mai una volta l’oncologo di fama internazionale si sia però dichiarato a favore della coalizione. C’era persino chi, quasi parafrasando un vecchio proverbio meneghino, ammoniva “chi volta le spalle a Veronesi, volta le spalle ai milanesi”. Insomma, sembrava che dopo di lui, anzi, senza di lui, non ci fosse che il diluvio. E, invece, ecco Ferrante».
Ferrante che tanto piace ai diessini, disposti a tutto pur di conquistare Palazzo Marino.
«Conta la riacquistata concordia tra Margherita e Ds. Conta che finalmente possiamo ripartire uniti, con entusiasmo e soddisfazione di aver lavorato a favore di chi vive e opera a Milano. Ma pure con la certezza della vittoria di Ferrante, e quindi dei partiti di centrosinistra, specialmente dei Ds, e di quella gran parte della società civile che si riconosce nel comune progetto di rinnovamento della città, potrà finalmente cambiare Milano riportandola ad essere riferimento e interesse per il mondo».
Non è imbarazzante però quest’entusiasmo per il candidato sindaco che fino a ieri non era così diffuso?
«Succede anche questo, è vero. Ma specialmente al di fuori dei partiti. È stupefacente la disinvoltura di certi personaggi che da sempre bazzicano gli ambienti della politica milanese, con cui elargiscono insegnamenti su ciò che bisogna assolutamente fare e condannano senza appello chi li ignora».
Sembra che l’evoluzione dell’ipotesi Ferrante non sia stata poi così semplice, come lei sostiene.
«Vero. Le cose non sono andate come molti avrebbero previsto. Ma sono bastate però poche ore per azzerare la memoria di tanti professori illuminati perché inseguono sempre i riflettori, e di chi li applaudiva. Oggi sono in prima fila sui media, esultanti per la scelta dell’ex prefetto: come se nulla fosse successo. Come se non fosse il risultato di un delicato e discreto lavoro della Margherita e dei Ds, che hanno escluso proprio certe ingerenze».
Suvvia, faccia qualche nome.
«Quelli di sempre: opportunisti in servizio permanente, progressisti da museo e preveggenti del passato. Cui si aggiunge una parte esigua, ma più esuberante, dell’ex partito socialista che adesso pretende di dare lezioni urbi et orbi».
Ritratto che sembra fatto su misura all’interno del suo partito: due settimane fa c’erano dichiarazioni di Patrizia Toia che sono state completamente sbianchettate in questi giorni.
«Spiace constatare che anche nella Margherita ci sia chi, dopo aver acclamato lo scienziato, criticando quanti chiedevano solo riflessione e condivisione, adesso assurga a massimo sponsor di Ferrante, cercando una vacua visibilità oppure chissà quali onori. Oppure c’è chi propone strategie o ipotesi di liste civiche - che spesso servono solo a dare un senso all’inutilità di chi le propone - senza rispettare i tempi, i propositi del candidato e le indicazioni dei partiti».