Il mattone preoccupa la Fed

da Milano

La Federal Reserve ha quantificato quanto costerà all’economia la frenata del mercato immobiliare, il settore in più evidente sofferenza negli Stati Uniti. Non sarà un impatto indolore, almeno a giudicare da quanto detto ieri dal numero uno della Fed, Ben Bernanke, secondo il quale il comparto sta registrando «una forte correzione» che dovrebbe pesare «un punto di crescita nel secondo semestre dell’anno». E questa correzione, ha aggiunto il successore di Greenspan, continuerà «un po’ a farsi sentire anche il prossimo anno».
La crescita Usa ha subìto già nel secondo trimestre una sensibile decelerazione (più 2,6% il dato definitivo del Pil) imputabile in buona misura proprio alla debolezza accusata dal mattone, con cali ripetuti che hanno riguardato sia la costruzione, sia la vendita di case esistenti e quelle di nuova costruzione. Il fenomeno è allarmante perché sta provocando, per la prima volta dopo anni, un abbassamento dei prezzi. Il rischio, in caso di un avvitamento delle quotazioni, è che si ritrovino in seria difficoltà gli americani che, approfittando della continua ascesa del valore degli immobili, hanno utilizzato il rifinanziamento dei mutui come liquidità aggiuntiva.
Dalle parole di Bernanke sembra tuttavia che la Fed non tema uno scoppio della bolla immobiliare e consideri più probabile l’ipotesi di un atterraggio morbido, in grado di ripulire il mercato dagli eccessi del passato e di avere anche un effetto calmieratore sull’inflazione. La stabilità dei prezzi al consumo resta infatti una delle priorità del presidente della banca centrale Usa. Bernanke lo ha detto ieri a chiare lettere: «Dobbiamo monitorare l’inflazione ancora molto attentamente». Parole che richiamano quella «stretta vigilanza» sui prezzi che nel lessico della Bce anticipa un aumento dei tassi. Oggi Francoforte alzerà il costo del denaro con ogni probabilità al 3,25%, accorciando il divario con quelli Usa, rimasti invariati al 5,25% nell’ultimo vertice del Fomc (il braccio operativo di politica monetaria). La Fed tornerà a riunirsi il prossimo 24 ottobre, ma secondo la maggioranza degli analisti i tassi resteranno fermi fino alla fine dell’anno.