UN MATTONE SULLA RIPRESA

Sembra davvero un vaso di Pandora questo decreto legge sulle cosiddette liberalizzazioni, che con il mercato e la sua libertà c’entrano davvero molto poco. Anzi, in alcuni casi, sono l’esatto contrario. L’ultima botta viene da una norma che modifica la tassazione sulle transazioni immobiliari, con l’eliminazione dell’Iva e l’introduzione dell’imposta di registro pari al 10 per cento del valore dichiarato.
Se la norma si limitasse a questo, si potrebbe discutere della congruità dello scambio tra Iva e imposta di registro, ma nessuno potrebbe obiettare con un’opposizione dura nel merito. Il mercato immobiliare avrebbe, infatti, registrato la novità fiscale sulle transazioni immobiliari e le compra-vendite avrebbero incorporato i nuovi valori fiscali. Troppo semplice e troppo lineare per un governo che una ne fa e cento ne sbaglia. La norma attiva, invece, una inusuale e sostanziale retroattività della legge, con un danno enorme per le società immobiliari. Il vecchio regime prevedeva che sulle transazioni immobiliari si pagasse l’Iva al 20 per cento che veniva, poi, riassorbita totalmente con una detrazione d’imposta in dieci anni. Il cambio di regime fiscale, però, secondo la norma del decreto Bersani, non si applica solo alle nuove transazioni immobiliari, ma anche a quelle avvenute negli ultimi cinque anni.
In parole povere, chi ha comprato ieri un immobile ed aveva fatto un piano finanziario che prevedeva il riassorbimento dell’Iva, oggi si ritrova a pagare quella parte dell’Iva che si era già detratta in tre rate nei prossimi tre anni. Dispiace per il ministro Bersani e per la sua dichiarata volontà liberalizzatrice, ma qui si tratta di un’improvvisa manipolazione di un mercato, quello immobiliare, cambiando le regole fiscali anche per il passato.
Il minimo che ci si poteva attendere era una reazione dura del mercato, che ha visto, infatti, crollare in due giorni del 10-15 per cento il valore di tutte le società immobiliari, con un danno che si trasferisce ancora una volta al popolo dei piccoli risparmiatori. Chi aveva investito nelle società immobiliari i propri risparmi, infatti, oggi si trova depredato di risorse importanti, e non già per il rischio che sempre esiste in un mercato azionario, ma per un’attività premeditata di un governo a caccia di soldi, costi quel che costi. Senza considerare che il maggiore onere sulle società immobiliari si trasferirà inevitabilmente sugli affitti. Sembra un errore o una svista questa norma del decreto Bersani, e invece finisce con l’assumere un valore deterrente e distruttivo perché, con gli effetti retroattivi che dispone, da oggi in poi tutti sono autorizzati a sospettare che prima o poi potranno essere modificati i regimi fiscali dei titoli di Stato che già si posseggono, o di altri titoli obbligazionari e azionari fibrillando, così, il mercato dei capitali in un momento in cui le nostre imprese hanno bisogno di essere sostenute da un clima di certezze e di trasparenza.
Così purtroppo non va, e chi scrive le leggi, come questo governo, sotto la dettatura di qualche professore, semina vento e raccoglie tempesta. È tempo che si cambi registro e che gli stessi ministri, a cominciare dal presidente del Consiglio, riconoscano pubblicamente i propri errori, dichiarandosi pronti a rimuoverli. Diversamente, tra tassisti, avvocati, mercato borsistico, farmacisti avremo una guerra di tutti contro tutti con una massiccia fuga di capitali e un colpo mortale a una ripresa economica già di per sé fragile.