Un mattone sulle immobiliari Imposta retroattiva del 20%

Nicola Porro

da Milano

Non lo ammetterà mai. Statene certi. Ma quello del viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, è un vero prelievo forzoso. A differenza del 1992, quando il prelievo forzoso fu praticato sui conti correnti di tutti i cittadini da parte del governo Amato, in questo caso l’obiettivo è più circoscritto. Si tratta delle società immobiliari. La filosofia che sta dietro al provvedimento è lineare. Il mercato è molto cresciuto. Anzi, come è evidenza di ciascun proprietario di casa, è ancora in buona forma.
All’interno del settore si sono verificati alcuni casi, gravissimi, di malversazioni, truffe ed evasioni fiscali: più o meno fatte sul modello di vendite infragruppo o tra amici con il risultato finale di gonfiare i prezzi degli immobili scambiati come figurine. Il «modello Ricucci» che certamente non è circoscrivibile al solo finanziere di Zagarolo. Prendendo a proxi di settore l’abusato slogan «dei furbetti del quartierino» Visco ha però deciso di dare una mazzata a tutti.
Società immobiliari (dalle grandi come la quotata Pirelli Re alle minuscole a conduzione familiare) e società finanziarie che erogano leasing immobiliari. Il meccanismo è diabolico. Con un blitz i soggetti che fino a ieri potevano detrarsi l’Iva, diventano fiscalmente neutri. Un esempio può aiutare a capire. In passato una società che comprava un immobile e poi lo rivendeva, pagava l’Iva del 20 per cento e poi ne richiedeva il rimborso: insomma era neutro all’Iva. Da oggi chi compra un immobile non paga più l’Iva (che viene sostituita da un’imposta di registro del 10%) e non se la può più detrarre. Come un normale consumatore finale che se compra un computer, o una casa, o un frutto, ci paga sopra l’Iva di riferimento e non può certo scaricarla su alcuno.
Ma dicevamo il meccanismo è diabolico. Visco, infatti, facendo riferimento all’articolo 19bis2 del decreto 633 del 1972, ha applicato una sorta di legale, ma odiosa, retroattività all’intera operazione. Dunque non solo le società immobiliari non potranno più scaricarsi l’Iva da oggi in poi, ma dovranno restituire allo Stato quella detratta negli ultimi 8 anni (alcuni fiscalisti già al lavoro paventano il rischio di una retroattività a dieci anni, mentre altri sostengono che si deve andare indietro di soli cinque anni). Gli immobiliaristi dovranno dunque recuperare quattrini per restituire i crediti di imposta già liquidati o le compensazioni di Iva fatte in bilancio. Chiaro? Per le società quotate in Borsa lo è. Tanto che in questi due giorni hanno lasciato sul terreno circa un miliardo di euro di capitalizzazione.
Nella relazione tecnica allegata al decreto Visco, si quantifica l’introito per lo Stato in 217 milioni di euro in tre tranche. Infatti gli immobiliaristi dovranno restituire l’Iva che si erano detratti in tre «comode» rate. Il mercato scommette che Visco avrà anche più efficacia nel «recuperare gettito» per le casse del Tesoro. Come si faccia a definire questa una manovra antielusiva lo capiscono in pochi. La mossa prevede un aumento della tassazione condita con un’insopportabile retroattività di fatto.