Mauresmo: «L’amore gay fa vincere»

«Sogno un figlio, ma non so se adottarlo oppure procrearlo. L’outing m’ha resa un’atleta migliore»

da Parigi

Per la sua vittoria storica al Master di Los Angeles contro Mary Pierce, quarto torneo internazionale di tennis vinto nel 2005, «Paris Match» l'ha eletta donna dell' anno. Le ha dedicato la copertina con una sua bella foto e il titolo: «La sua nuova vita la fa vincere». Amelie Mauresmo è felice e in perfetta forma da «top model» - tanto che si mette in posa per le foto del settimanale - perchè è «innamorata». In questi anni si sente cambiata, «maturata» sia sul piano professionale che su quello privato, come donna. I frequenti spostamenti di lavoro sono stati all'inizio per Amelie, che ha fatto il «coming out» di gay qualche anno fa, un ostacolo alla stabilità della sua vita, soprattutto per quel che riguarda il lato affettivo. Ben presto però ha fatto diventare il telefonino un prezioso alleato con cui riuscire a gestire i rapporti a distanza.
«Una vita privata soddisfacente - ha rivelato - è indispensabile per poter dare il meglio sul campo». Il tennis resta per ora la sua «priorità», «quello che amo fare» e «vivere emozioni forti come quelle del Master ricompensa tutti i sacrifici». Le sue vittorie sono state «euforia, adrenalina e sollievo» soprattutto in un momento delicato come quello passato dopo la morte di suo padre, nel settembre 2004. «Un periodo di crisi, il più grande della mia carriera tant'è che nessuno si aspettava che mi sarei presentata al Master», rivela Amelie. Il 2005 è stato per lei l'anno del bello e del cattivo tempo. «Ci sono eventi che hanno cambiato inevitabilmente la mia vita», ha detto. Per esempio si è molto avvicinata alla madre, ed è diventata «più forte». Anche grazie al sostegno di uno psicologo che l'ha aiutata a ritrovare «la forza interiore» e a far diventare le debolezze «un modo per essere superiori e vivere le cose più intensamente».
Ora guarda al futuro: costruire una famiglia e avere un figlio? Un sogno più che un vero progetto. Tra i tanti interrogativi che Amelie si pone c'è quello dell'adozione o della procreazione: «Mi guardo attorno e cerco di capire cos'è meglio per il bambino». Forse ha paura di diventare mamma? Forse. Ha dichiarato di non essersi mai pentita di aver reso pubblica la sua omosessualità: «Ne ho sofferto, dopo, ma non l'ho mai rimpianto».