La Mauritania nel caos dopo il golpe dei militari

Rovesciato il primo presidente democraticamente eletto, Sidi Mohamed Ould Cheikh Abdallahi. E' il quarto colpo di Stato in 48 anni. Italiani: pronto il piano per portarli in salvo

Nouakchott - In Mauritania, i militari hanno portato a termine un colpo di Stato contro il primo presidente democraticamente eletto del Paese: Sidi Mohamed Ould Cheikh Abdallahi. Hanno annunciato che una giunta guiderà la nazione del Nord Africa, membro della Lega Araba. L’Unione africana, l’Unione Europea, gli Stati Uniti, le Nazioni Unite, l’Organizzazione per la Conferenza islamica hanno tutti condannato il coup nel Paese di tre milioni di abitanti, nuovo produttore petrolifero, uno dei tre (su 22) Paesi membri della Lega Araba ad aver riconosciuto Israele e anche obiettivo e tana, negli ultimi anni, degli estremisti islamici legati ad Al Qaida, alleato degli americani nella lotta al terrorismo.

Molti governi hanno già annunciato che non riconosceranno il nuovo regime militare. Roma condanna. «La preoccupazione è alta. Cercheremo di evacuare i cittadini italiani», ha detto il sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi.

Il presidente Abdallahi ha vinto le prime elezioni libere nel Paese dopo l’indipendenza dalla Francia nel 1960. Il voto si è tenuto nel 2007. L’elezione del leader era stata salutata dalla comunità internazionale come una vittoria per la democrazia e il regime era stato indicato come modello per gli altri Paesi arabi, governati da dittatori. Secondo gli analisti e gli esperti, negli ultimi mesi ci sono realmente state aperture in senso democratico nel Paese. Due anni prima del voto, nel 2005, un gruppo di ufficiali tolse il potere all’allora leader Maaouiya Ould Taya, al potere dal 1984, promettendo di restituire il governo e la sovranità ai civili nel giro di pochi mesi. Mantennero la promessa e alcuni in Mauritania li ricordano sotto il nome di «soldati buoni». Eppure, uno di quei militari, il generale Mohammed Ould Abdelaziz, è oggi a capo dei golpisti. C’è stato un prologo politico al coup di ieri. Lunedì, 25 deputati e 23 senatori avevano infatti annunciato le loro dimissioni dal partito del presidente. I detrattori condannano il leader accusandolo di debolezza e incapacità politica.
Ieri, dopo giorni di tensioni interne, i militari hanno arrestato il presidente, il primo ministro e il ministro degli Interni; i loro familiari sono guardati a vista.

L’aeroporto internazionale è chiuso e soldati pesantemente armati pattugliano sulle jeep la città e controllano i palazzi delle istituzioni. Dalla sua indipendenza dalla Francia, nel 1960, la Mauritania è stato teatro di quattro colpi di Stato.