Mauritania, trasferiti in Mali due italiani rapiti

Sergio Cicala e la moglie trasportati nelle basi di al Qaida. I terroristi hanno alleanze con bande di predoni locali, criminali
legati al traffico della droga e dei clandestini. Con i soldi dei
riscatti acquistano armi. La Farnesina al lavoro: in arrivo gli esperti
dei servizi segreti

Sergio Cicala e sua moglie, rapiti fra Mauritania e Mali, sarebbero stati venduti. Con tutta probabilità una soffiata ha informato due giorni fa i rapitori sul tragitto del camper della coppia. È questo il sospetto degli ambienti governativi che seguono il caso. Il problema è che Cicala e la moglie, Filomen Kabouree, originaria del Burkina Faso ma con passaporto italiano, sono spariti in uno dei triangoli maledetti dell’Africa sahariana, dove il terrorismo islamico si fonde con la criminalità organizzata coinvolta nel traffico di droga e di clandestini.
Fra Mauritania, Mali e Algeria, Paesi confinanti, si sta espandendo la feroce e pericolosa Al Qaida del Maghreb. Uno dei suoi comandanti più in vista, Mokhtar Belmokhtar, soprannominato «un occhio solo», è coinvolto negli ultimi rapimenti di occidentali nel triangolo maledetto. Da tempo le forze di sicurezza dei Paesi coinvolti gli danno la caccia con l’aiuto di Africom, il comando americano per il continente nero con sede in Germania, ma che utilizza anche la base siciliana di Sigonella.

I Berretti verdi al comando di Africom hanno addestrato le unità anti-terrorismo di Algeria, Mali e Mauritania. Secondo il direttore del giornale mauritano Nouakchott-infos, Abu al Maali, la coppia italiana è stata sequestrata dai terroristi di Al Qaida. «Il modo in cui hanno operato è praticamente lo stesso di quello usato per il rapimento di tre spagnoli il 29 novembre», ha dichiarato Al Maali. Il sequestro degli spagnoli, portati via in un’altra zona del Paese vicina al Mali, è stata rivendicata da Al Qaida nel Maghreb.

Cicala, sua moglie e l’autista che li accompagnava sono stati rapiti verso le 22 locali di venerdì, le 23 in Italia. Percorrevano il tragitto, non certo trafficato, fra Aioun, in Mauritania, e Kayes, in Mali. A pochi chilometri dal confine li attendeva l’imboscata. Qualcuno deve aver informato i sequestratori che stava arrivando un «bianco», proprio quella notte, su quel determinato percorso.

Secondo le forze di sicurezza mauritane, gli ostaggi sono stati portati in Mali verso «le basi di Al Qaida» nel Maghreb islamico presenti nel Nord del Paese africano. La zona, al confine con l’Algeria e il Niger, è una specie di terra di nessuno dove operano le cellule dei terroristi eredi del famigerato Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento.

Negli ultimi mesi gli emuli di Osama bin Laden hanno ucciso a Nouakchott, la capitale della Mauritania, un americano accusato di proselitismo cristiano. In Mali sono andati a prendersi a casa un alto ufficiale dell’antiterrorismo. I militari hanno reagito radendo al suolo uno dei campi di Al Qaida. All’inizio dell’estate i terroristi hanno «giustiziato» un ostaggio inglese, e nelle loro mani ci sono i tre cooperanti spagnoli rapiti in Mauritania.

Dal 2007 altri ostaggi francesi, svizzeri e austriaci sono stati catturati e rilasciati. I terroristi avrebbero incassato in totale una dozzina di milioni di dollari di riscatto. Soldi che servono ad armarsi e che hanno permesso al comandante Belmokhtar di espandere le alleanze con le bande di predoni del triangolo maledetto. I ladroni operano come manovalanza sapendo che Al Qaida paga bene gli ostaggi. Non soltanto: i seguaci di Bin Laden collaborano con la criminalità locale, coinvolta nel traffico di droga e di clandestini verso l’Europa. I terroristi garantiscono piste di atterraggio sicure ai «voli fantasma» della cocaina, che dal Sud America raggiungono l’Africa occidentale per poi venir contrabbandati in Europa. Il 5 novembre a Gao, nel Mali, sono stati ritrovati i rottami di uno di questi aerei. Le Nazioni Unite sostengono che il 27 per cento della droga sniffata nel nostro continente transiti attraverso l’Africa occidentale. Due giorni fa tre trafficanti di stupefacenti del Mali, legati ad Al Qaida, sono stati deportati a New York e incriminati.

La Farnesina chiede il massimo riserbo sul sequestro dei due connazionali e ha già inviato in Mauritania un diplomatico dalla sede di Dakar (l’Italia non ha un’ambasciata nel Paese). In arrivo anche gli esperti dei servizi, che dovranno individuare i canali giusti e aprire il contatto per mediare con i rapitori.
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