Maurizia Paradiso: "Travestita da star metto a nudo i miei vizi privati"

La presentatrice si racconta in un libro: "Mi sono operata. Ma la mia sofferenza non è mai sparita". Scampata alla morte: "Alle Maldive giravo nuda. Fui condannata per via delle leggi islamiche"

Travestirsi
La prima cosa che faceva la polizia quando ci prelevava era di levarci le parrucche. Una parrucca bella allora costava trecentocinquantamila alla Casa della Parrucca in via Torino. Io facevo i pomeriggi interi a guardarla, finché me la sono comprata: bionda platino, di capelli veri, stupenda. Il travestito che valeva era quello che aveva la parrucca più bella in testa. E la polizia sapeva che quando ce le toglieva ci castigava. Battevo, sì, come battevano tutti i ragazzini che mettevano la parrucca le prime volte. E sono fiera di averlo fatto, perché più che battere conoscevo gente, più che battere diventavo specializzata in psicologia. Io ho fatto un anno di questa specializzazione, per fare i soldi per il seno.

Mia madre
Che disperazione, quanta tristezza. Mia madre allora secondo me un po’ mi voleva bene perché io ero il suo primo figlio e quando ero già un po’ adultino mi teneva in macchina mentre lei batteva in piazza Giulio Cesare a Milano. Io la vedevo sul marciapiede andare avanti e indietro. Però mi sembrava che chiacchierasse con le sue amiche e non ho capito subito che faceva quel lavoro... Mi abbandonava nei cinema e mi teneva in macchina anche di notte, scaldato solo con la copertina.

Le violenze
Al rettore del Collegio di Viggiù: sappia che mi ha rovinato la vita, mi ha rovinato l’infanzia e ancora oggi, che sono una persona adulta, ho deciso di essere una donna adulta, io, per colpa sua, ho degli incubi nel sonno e ho degli incubi soprattutto quando ho gli occhi aperti. E la tristezza che mi è rimasta dentro, non passerà mai. Come mai lei picchiava sempre me? Perché si sentiva in colpa perché si portava a letto mia madre? Mi nascondevo sui tetti (...) un posto dove potevo nascondermi dai miei compagni che mi violentavano psicologicamente e anche fisicamente, dagli assistenti e da don Mario. (...) E mia madre, a me che ero un bambino, ero un bambino ma non più piccolino perché facevo già le medie, ha messo in mano una pistola, chiedendomi di sparare lì, in piazza. Abbiam fatto le prove, siam passati e ripassati. Poi, quando la Tigre l’ha caricata un cliente: «Devi fare così...» mi ha detto e mi ha messo in mano la pistola. Io avrei fatto di tutto allora per compiacerla... Però sparare... non ce l’ho fatta. Sono passato. Mia madre è passata, piano. C’era la nebbia, c’era questa Tigre, bassa, grossa. Io in quel momento avrei dovuto premere il grilletto, ma non ce l’ho fatta e ho buttato la pistola per terra... Sarei diventato un assassino per colpa sua. A dodici anni.

Il primo seno
Insomma, vedo la Janette con un seno da donna e voglio farmelo anch’io. Una Janette con due spalle da lottatore greco-romano e un seno splendido. Però le protesi allora non avevano il silicone: c’era dentro una specie di acqua e facevano «cic-ciac». Facevano un rumore come quello dei materassi ad acqua, ve li ricordate? E quindi quando un bel giorno la Janette mi ritorna con le tette, fatte dal dottor Compare e pagate a rate di cinquantamila lire al mese, dico: «Le voglio anch’io!» Il primo seno è stato un dolore tremendo.

L’avanspettacolo
Quando ho iniziato prendevo 15mila lire al giorno. La paga di un impiegato era 80mila lire al mese. Allo Smeraldo ai tempi cantavano Mina, Celentano. Poi è diventato il paradiso del sesso e ora è tornato un teatro di commedie e di concerti. Ma anche noi comunque, non è che noi fossimo delle merde: facevamo i nostri concerti, le nostre riviste. Erano riviste di avanspettacolo, come quelle con Wanda Osiris, solo che le donne erano in abiti più succinti. Nei miei periodi si faceva vedere il seno. Dopo un anno invece si doveva far vedere qualcos’altro. E i teatri erano pieni così.

Il cambio di sesso
Ho deciso di operarmi a vent’anni e a 23 l’ho fatto. Pensavo che questo avrebbe reso più facile la mia vita. E invece quella sofferenza non è mai sparita. Anzi, si è raddoppiata: se prima portavi la croce, con l’operazione ti viene messa la corona di spine. Nessuno dei motivi per cui mi sono operata ha a che fare con il sesso. Io non amo fare sesso...

L’islam
L’anno in cui andai a Velassau giravo tranquillamente nuda per l’isola. Ma quella volta arrivò la polizia e mi portò nella capitale. Sono rimasta in arresto per tre ore e ho pagato 500 dollari per non essere giustiziata: mi avevano condannata a morte per via delle leggi islamiche. Sono stata bandita dalle Maldive per 10 anni.

Del Noce
Qualche anno fa mi hanno invitata alle Invasioni barbariche. Arrivo e mi chiudono in camerino. Perché c’erano i ministri e avevano paura. E poi c’era il direttore di Rai 1, Del Noce. Ho aperto la finestra, ho fatto un pezzo di cornicione e gli sono entrata in camerino. Non gli ho chiesto di farmi lavorare, gli ho solo chiesto di darmi un bacio.

Onorevoli
Sua moglie gliel’ho presentata io, faceva Vizi privati. Una volta mi ha detto: «Se tiri fuori una di queste foto ti uccido con le mie mani» ma io non ho mai tirato fuori niente. Quando è stato eletto mi ha voltato le spalle: «Io non me lo posso più permettere di stare con te, perché sono un deputato».