Maurizio Battista, tutte le nevrosi della vita di coppia

Maria Letizia Maffei

Ogni giovedì sera la platea dell’Ombra del Colosseo è piena fino al limite, e risuona a fasi alterne di una voce baritonale e dei boati delle risate del pubblico.
Domanda: «Amore, tu cosa faresti se morissi?». Risposta: «Tu pensa a morire». Domanda: «Amore, ti sembro grassa?». Risposta: «Dipende, rispetto a cosa?». È Maurizio Battista che tiene il suo vastissimo pubblico sul filo della risata caustica per due ore e mezza, senza risparmiarsi.
Generoso, attento e fine conoscitore del genere umano, si è specializzato su una tematica a dire il vero sfruttatissima anche se cara a tutti, spostati, separati, vedovi e fanciulli: i rumorosi e spinosi equilibri dei rapporti di coppia.
Amato da un pubblico vasto e trasversale che comprende giovanissimi e veterani di sodalizi di lunga data, Maurizio Battista riesce a far ridere delle meschinità della nostra cultura monogama. Si ride di gusto per ogni situazione che sfiora il paradossale ma che in realtà dista molto poco dalle esperienze della maggior parte di noi: dall’arte del comunicare in un matrimonio alle grottesche opere d’arte moderna, dai superflui consigli delle riviste specializzate su come difendersi dalla presa di un coccodrillo al decalogo del quieto vivere.
La sua mimica facciale sottolinea ed anticipa le sciabolate comiche del suo parlare. La costruzione delle sue battute, sparate a raffica sul pubblico, nasce dall’indissolubile intreccio tra cinismo e passionalità, dalla necessità di sdrammatizzare una vita presa di petto, con un tocco di affettuoso scetticismo.
Sul palcoscenico sembra aggirarsi quasi per caso, con nella mano destra il fegato e nella sinistra il cuore.
«Sì, la rabbia e la passione sono le due sponde su cui navigo a vista, ma lei ha dimenticato un terzo punto di forza fondamentale per la mia carriera, la mia bellezza latina».
Qual è l’alchimia giusta per riuscire a trasformare le sue gag in esempi di vita?
«Sono tutti racconti di vita vissuta, esasperati e colorati, e alla fine diventano qualcosa di cui ridere... ma forse non c’è molto da ridere».
Le situazioni da cui prende spunto sono fermamente legate all’esperienza personale, ma qual è il limite oltre cui non è lecito spingersi?
«Perché mettere un limite? I comici non dovrebbero avere limiti. L’importante è parlare con onestà e usare la forma giusta».
Chi sono gli autori dei suoi spettacoli?
«Io e mio fratello scriviamo praticamente a quattro mani; le fonti le troviamo su riviste, giornali e televisioni. Ma la fonte più preziosa è il pubblico che invia alla mia mail ritagli e notizie vere. Una sera ho chiesto ad una vecchietta in prima fila se era vedova e lei mi risposto: «No, ma ci sto lavorando sopra».
È il re incontrastato del giovedì sera; ha registrato il tutto esaurito per cinque settimane di seguito, anche con il temporale. Chi l’avesse perso ha ancora un’occasione questa sera alle 21.30 all'Ombra del Colosseo - Parco del Ninfeo e del Turismo - Eur - biglietto € 10,00