Mavis Staples: grazie a Ry Cooder porto alla luce i canti del Novecento

La grande voce gospel presenta «We’ll Never Turn Back», raccolta di ballate di libertà splendidamente riarrangiate

C’è la musica nera per ballare e quella per pregare, o sostenere le battaglie per i diritti civili. A questo filone impegnato si collega il possente contralto di Mavis Staples (storica voce degli Staples Singers insieme alle sorelle e a papà Pops) che, con la complicità di Ry Cooder, recupera la pugnace vivacità di alcuni inni blues, gospel, spiritual, soul nell’intenso album dal significativo titolo We’ll Never Turn Back. Nel disco ci sono le mille sfaccettature di famosi (ma non abusati) canti di protesta e d’amore, dall’intenso We Shall Not Be Moved alla sferzante Jesus Is On the Main Line (cavallo di battaglia degli evangelisti con la chitarra)passando per Down In Mississippi di J.B. Lenoir, chitarrista di strada che trasformò in protesta l’allusività del blues. Un recupero di suoni e passioni che evoca i canti di lavoro, la spiritualità delle chiese battiste, la voce di Mahalia Jackson mischiata agli inni del dr.Watts fino al soul arrabbiato di Marvin Gaye.
«Un tempo con gli Staples Singers lottavamo al fianco di Martin Luther King scrivendo brani come Why Aa I Treated So Bad; siamo stati in prigione a Memphis nel 1965, abbiamo anche rischiato l’impiccagione. Ora le cose sono cambiate, così quando mi è stato proposto il progetto ho nicchiato. Ho detto: ma a chi interessano queste vecchie canzoni? Ma poi ho visto quei poveracci nelle acque fangose di New Orleans, ho visto un poliziotto di New York sparare per nulla a un giovane nero. Così ho pensato: i giovani hanno bisogno di questa musica quanto noi».
E i brani, seppur aggiornati e riarrangiati, mantengono intatto lo spirito e la purezza del messaggio (We Shall Not Be Moved è arricchita da una meravigliosa chitarra elettrica), a volte facendosi preferire agli originali come accade all’impetuosa 99 and Half. Tutto merito del canto ora incalzante, ora ombroso, ora drammatico, ora vivace e gioiosov di Mavis, e del prezioso contorno di ospiti come Cooder, Ladysmith Black Mambazo, il basso Charles Neblett e il soprano Rutha Mae Harris (che negli anni ’60, con i Freedom Singers, spopolavano ai festival folk). Un documento ricco di vita, «musica che riporta ai giorni in cui tanta gente ispirata da un sogno decise di spegnere la sete di giustizia nelle fontane del perdono e dell’amore», sottolinea il deputato John Lewis, leader dello Student Noviolent Committee.