MAX PEZZALI «I miei classici? Adesso sembrano come nuovi»

Con il suo nuovo singolo «Mezzo pieno o mezzo vuoto» l’artista boccia il pessimismo tutto italiano

Mezzo pieno o mezzo vuoto? L’eterno dilemma turba anche Max Pezzali. Il suo nuovo singolo si chiama proprio Mezzo pieno o mezzo vuoto e fa da apripista all’album dal vivo Max Live 2008. Il cantante sarà oggi in concerto allo stadio di Agosta, al confine tra Lazio e Abruzzo. Da Roma, il piccolo centro si raggiunge facilmente con l’autostrada Roma-L’Aquila, uscendo a Vicovaro.
È il suo primo cd live. Come mai ha atteso 18 anni per registrarne uno?
«Pubblicare un album live ha senso quando hai un repertorio tale da permettere una selezione e una scelta più ampia. Sono 13 anni che faccio concerti e ho pensato che questo fosse il momento giusto per fissare su disco questa esperienza. Io e le mie canzoni in questi anni siamo cambiati. Ho una voce diversa e loro, arrangiate dalla mia nuova band, hanno una veste più moderna. Un’evoluzione che mi permette anche di evidenziare passaggi e dettagli prima meno in risalto».
«Mezzo pieno o mezzo vuoto» affronta un tema complesso, mostrando anche una maturazione nella sua scrittura.
«Racconto in modo ironico i titoli di testa dei telegiornali, che ogni giorno annunciano l’apocalisse. Siamo entrati in un meccanismo mediatico perverso, che vuole fare sensazionalismo a ogni costo, come se la notizia in sé non avesse più senso. Le forme di comunicazione si sono evolute, così come la scienza applicata alla medicina. Abbiamo tanti problemi ma anche tante soluzioni, perciò non capisco il motto "si stava meglio quando si stava peggio". A mio modo di vedere, quando si stava peggio si stava davvero peggio. Non voglio proporre l’ottimismo a tutti i costi, ma è giusto essere realisti».
Come ha reclutato i tanti musicisti che compaiono nel videoclip del singolo?
«Sono tutte band realmente esistenti che abbiamo contattato tramite Myspace. Anche il video è un modo per dire che il bicchiere è mezzo pieno. La loro presenza sta a dimostrare che la crisi del mondo musicale non è poi così grave. Sì, indubbiamente si vendono pochi dischi, ma il fermento creativo c’è sempre. Centinaia di band hanno voglia di divertirsi con la musica e finché esistono loro c’è speranza. Per un cantante come me, in giro da 15 anni, vedere tutti questi giovani che suonano è rassicurante».
La tecnologia è fondamentale anche in questo.
«Il computer è il nuovo punk. Permette a tutti di fare musica, bravi e meno bravi. Chiunque può provare a proporre le sue idee sul web. Chiaramente non tutti possono e sanno fare cose di buon livello, ma magari qualcuno sta per tirare fuori dal suo laptop suoni nuovi e rivoluzionari».
In concerto tiene sempre in scaletta i classici. Non si stanca ancora di suonarli?
«Il concerto ruota attorno alle canzoni. Rappresentano la storia di un artista e del suo pubblico. Un concerto a tema dà soddisfazione al cantante e non ai fan. So di essere un privilegiato, perché il mio repertorio è amato da un grande pubblico. Per questo non voglio negare i brani più famosi a chi viene a vedere i miei spettacoli. Anche per noi, che siamo sul palco, è un’emozione osservare l’amore della gente per quelle canzoni».