Max Pezzali sulla via del minimalismo

Storie di tutti i giorni. Le racconta Max Pezzali, stasera e domani al Palalottomatica, con il suo modo tutto particolare di guardare agli eventi grandi e piccoli della vita. Il nuovo album del cantante di Pavia, ormai residente a Roma, si chiama Time out. Un disco fatto di atmosfere limpide e aperte, come gli sconfinati cieli americani amati da Pezzali.
«Le mie canzoni sono sempre lo specchio del periodo che sto vivendo. Ci sono dentro le atmosfere e le situazioni di vita che vedo in giro. Sarà anche l’età che avanza, ma ormai, per contrastare i ritmi frenetici imposti dal mondo di oggi, cerco di rifugiarmi in un’isola felice».
Il country finale di «Chiuso in una scatola» è una bella trasposizione della canzone «on the road» americana.
«Racconta in modo ironico la realtà dell’on the road nostrano. Che è a tutti gli effetti un on the road fermo. Il tratto appenninico dell’autostrada è sempre più intasato, per non parlare del Grande Raccordo Anulare. Una delle piccole grandi tematiche della vita di tutti i giorni. I suoni sono ispirati all’immaginario che abbiamo del country americano, non c’è dietro una ricerca filologica vera e propria».
Tutti gli ospiti del disco (Syria, Ramazzotti e Tiziano Ferro) sono romani.
«Già, è vero, anche se Eros e Syria sono romani trapiantati a Milano. Hanno fatto lo stesso mio percorso, al contrario. Sono persone con cui ho un rapporto di vera amicizia e la collaborazione è nata proprio da lì, non è certo un’operazione di marketing. Mentre ero in studio a registrare l’album sono venuti a trovarmi; ognuno di loro ha voluto dare il suo contributo, in modo originale e anomalo, per suggellare un bel rapporto. Eros ha suonato l’assolo di chitarra su Sei fantastica, mentre Syria e Tiziano si sono occupati dei cori di due brani».
Per il concerto ha scelto una scaletta che include tutti i grandi successi del passato, a differenza di tanti suoi colleghi che snobbano i brani più famosi del repertorio.
«Bisogna sempre pensare al pubblico. E poi non sono ancora stanco di cantare i miei brani più amati. Ogni strumentista nuovo dà il suo apporto alle canzoni, trasformandole ogni volta. In fondo è facile trovare il modo di non annoiarsi».
Dunque ha lavorato sull’arrangiamento dei classici, per riproporli in veste aggiornata.
«Sì, grazie anche alla presenza di musicisti nuovi, che hanno un approccio diverso e permettono alle canzoni di riprendere vita».
Si sono già riuniti i Police, i Genesis e i Led Zeppelin. Il 2008 vedrà la rinascita del suo sodalizio artistico con Mauro Repetto?
«No, gli 883 non rinasceranno. Se ci siamo divisi un motivo c’è. Sarebbe un revival con cui rischieremmo di cadere nel patetico. Quando un’esperienza si chiude è meglio lasciarla lì. In fondo è il motivo per cui diventa epica, no?».