Max Pisu al Ciak: «L’Autogrill è come un reality»

Il comico di Zelig a teatro con i suoi personaggi: torna Tarcisio e contesta il Grande Fratello

Matteo Failla

Lo abbiamo conosciuto come uno dei primi comici di successo di Zelig quando nel 2000, con il suo Minchia che ridere, pronunciato dal suo buffo personaggio Tarcisio, acquistò la massima notorietà e diede inizio alla fortunata stagione dei «tormentoni zelighiani».
Tuttavia c’era qualcosa di diverso in lui rispetto agli odierni comici della trasmissione di cabaret più seguita d’Italia, come spiega lo stesso Max Pisu: «Il mio tormentone era parte integrante del personaggio, la “frase tormentone” arrivava alla fine di uno sketch indipendente dalla battuta finale, che non era pronunciata per essere ripetuta dal pubblico». Insomma, era un bocciolo che presto sarebbe cresciuto a dismisura sotto altre forme.
Ora Max Pisu torna al teatro Ciak con un nuovo spettacolo dal titolo Autogrill – A Bathroom Reality Show, in scena da oggi, portando sul palco non solo quel fortunato Tarcisio a cui tanto deve la sua fama, ma anche il “nuovo” Ovaldo, un uomo che Pisu stesso definisce «dalle poche certezze… finora introvabili».
Lo spettacolo affronta la materia dei reality, tanto di moda oggi. Come ti poni nei loro confronti?
«I reality sono un tipo di televisione che non apprezzo particolarmente – risponde Max Pisu – e per lo spettacolo ho preso esempio soprattutto dal Grande Fratello di Orwell, contenuto nella sua celebre opera 1984 in cui si prefigura un mondo dominato da due superstati perennemente in guerra tra loro, organizzati in modo da controllare ogni pensiero e azione dei propri sudditi. Partendo da questo spunto ho creato uno spettacolo sull’ormai crescente fobia di essere controllati, sulla difficoltà di distinguere la realtà dalla finzione. Porto in scena un uomo chiuso all’interno di un bagno dell’Autogrill, con la vecchina delle pulizie e con un chitarrista, che mentre si trova intrappolato è colto dal dubbio di essere vittima di un reality. Partendo da qui allargo il discorso ad altre riflessioni parallele di stretta attualità. Alla fine siamo sicuri di non essere spiati, ripresi, studiati nella nostra intimità, nel nostro quotidiano, a casa, in ascensore e persino nel bagno di un Autogrill?».
Come ti è venuto in mente di ambientare lo spettacolo in un Autogrill?
«Forse perché è un luogo di passaggio che, soprattutto di notte, vive di personaggi strani: è un simbolo della modernità vissuta in un contesto veloce».
Lo spettacolo è anche frutto dell’esperienza del tuo recente Laboratorio comico di Legnano.
«Certo, e il Laboratorio è proprio come un Autogrill di passaggio. Ho creato un posto dove i comici potessero venire a provare i propri pezzi e personaggi, usando come escamotage il fatto che si trovassero di passaggio in un virtuale Autogrill. Questo ha permesso il costante confronto e incontro anche con gli altri personaggi presenti sul palco, come ad esempio un barista o un benzinaio. Nel frattempo al Laboratorio/Autogrill sono passati a trovarci diverse ospiti, come ad esempio Ron o Alberto Fortis. In pratica creiamo sceneggiature comiche partendo dal cabaret e dall’improvvisazione».
Quali personaggi saranno presenti in Autogrill?
«Ci sarà Tarcisio, che ormai tutti conoscono, e poi Osvaldo, un uomo che vive in un’unica certezza: è un parassita che ascolta i discorsi degli altri ed è sempre d’accordo con loro, anche quando qualcuno cambia idea e lui è pronto a ridargli ragione. È un po’ il simbolo dell’italiano medio a cui va bene tutto».
Che rapporto hai con il tuo Tarcisio?
«Ai tempi del Tarcisio di Zelig il “tormentone” aveva un differente significato, era parte integrante del personaggio e non era creato per farlo ripetere al pubblico. Ora invece è tutto diverso: esiste un tormentone attorno al quale si costruisce qualcosa».