Maxi blitz antidroga: 200 in manette tra Italia, Usa e Messico

L’indagine denominata "solare" ha documentato un traffico di tonnellate
di cocaina tra il Sudamerica, gli Stati Uniti, il Canada e l'’Europa. Presi numerosi esponenti della 'ndrangheta

Milano - Sono oltre duecento le persone finite in manette nell’ambito di una maxi-operazione contro il narcotraffico internazionale di cocaina tra gli Stati Uniti, il Messico e l’Italia. Gli arresti, che convolgono numerosi esponenti della ’ndrangheta, sono stati eseguiti dai carabinieri del Ros con la collaborazione dell’Fbi, della Dea e dell’Ice degli Stati Uniti e della polizia messicana.

L’indagine "solare" Gli investigatori hanno documentato un traffico di tonnellate di cocaina tra il Sudamerica, gli Stati Uniti, il Canada e l’Europa. I carabinieri del Ros, coordinati dalla procura distrettuale di Reggio Calabria, hanno accertato i rapporti della ’ndrangheta negli Stati Uniti e nel Canada. Per approvvigionarsi della cocaina l’organizzazione criminale calabrese ha aperto nuovi rapporti con il cartello del Golfo messicano che gestisce il traffico della droga colombiana verso l’Europa e gli Stati Uniti avvalendosi di una imponente rete distributiva e di un vero e proprio esercito paramilitare.

Procura antimafia L’intera operazione è stata seguita dalla procura nazionale antimafia e dalla direzione centrale per i servizi antidroga, i cui esperti in servizio all’estero hanno affiancato i carabinieri del Ros nelle indagini. Oltre ad avere individuato i referenti della ’ndrangheta negli Stati Uniti e nel Canada lo scorso 7 agosto è stato arrestato a Toronto il latitante Giuseppe Coluccio.

Gruppi mercenari in azione L’azione di contrasto al traffico di droga proveniente dalla Colombia ha costretto i cartelli fornitori a ricercare nuove aree per lo stoccaggio della pasta di coca destinata ai mercati statunitense ed europeo. Questa opportunità, spiegano gli investigatori del Ros, è stata trovata soprattutto in Messico, dove le organizzazioni di narcotrafficanti, e in particolare il "Cartello del Golfo", sono risultate in grado di assicurare il necessario controllo del territorio anche attraverso l’impiego di sanguinari gruppi mercenari, come "Los Zetas", analogamente a quanto già accertato nella stessa Colombia, dove la produzione e la prima commercializzazione della droga continua ad avvenire sotto l’egida delle organizzazioni paramilitari Farc e Auc.

Feroci rappresaglie Proprio alle Los Zetas le indagini hanno attribuito la responsabilità di feroci rappresaglie eseguite prevalentemente in Messico nei confronti di centinaia di potenziali testimoni, presunti informatori, esponenti locali della magistratura, poliziotti impegnati nelle indagini antidroga. Secondo gli investigatori, il Cartello messicano conta su una colossale rete distributiva della droga, composta da circa 1.400 affiliati.