Maxi blitz antidroga Cinquanta in manette

Le rotte del narcotraffico: dal Suriname e dalla Guinea all'Europa. La cocaina e l’eroina venivano
introdotte in Italia tramite corrieri nigeriani che occultavano gli stupefacenti in doppifondi ricavati
nelle scarpe o ingerivano ovuli

Roma - La camorra si è unita a diversi clan nigeriani per il traffico internazionale della cocaina. Un’unione documentata da un’indagine conclusa all’alba di oggi dalla Polizia di Stato al termine dell’operazione chiamata "Black shoes" partita nel 2002 dopo il sequestro di 2 chilogrammi di cocaina allo scalo romano di Fiumicino. In quell’occasione gli agenti della Squadra Mobile della Capitale riuscirono a sequestrare lo stupefacente trasportato da un nigeriano che era riuscito a nascondere la cocaina all’interno di un paio di scarpe. Gli agenti della Squadra Mobile di Roma e della Squadra Mobile di Napoli hanno eseguito 54 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip, Antonella Terzi, del Tribunale di Napoli su richiesta del Pubblico ministero, Francesco Soviero, della Procura distrettuale Antimafia partenopea. L’indagine è stata seguita anche dalla Direzione centrale antidroga e dallo Sco della Polizia di Stato.

Nel corso delle indagini gli agenti hanno compiuto anche 26 arresti tra i vari corrieri utilizzati per trasferire la cocaina in Campania attraverso viaggi aerei che partivano da aeroporti sempre differenti. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, al vertice dell’organizzazione si trovava Ciro Bernardo, detto "pummarola" a cui è stato contestato il 416bis, il reato di associazione di tipo mafioso. Bernardo è il referente del clun Puccinelli che controlla a Napoli il quartiere Traiano. L’ordinanza di custodia cautelare lo ha raggiunto in carcere dove si trovava detenuto da alcuni mesi. Dall’attività investigativa è emerso che Ciro Bernardo anche dal carcere continuava ad avere il controllo del territorio e a gestire il traffico di cocaina.

I pizzini del boss dal carcere Per comunicare con i propri uomini utilizzava dei pizzini che venivano nascosti nella biancheria da lavare che consegnava alla moglie. La donna consegnava poi la biancheria pulita al cui interno c’erano altre pizzini con le risposte alle domande dei propri affiliati che utilizzavano il codice cosiddetto "farfallino", inserendo le lettere "p" ad ogni sillaba di una parola. Nel corso delle indagini uno degli indagati, nel 2004, è stato vittima di un agguato di camorra. Si tratta di Vincenzo Iorio che apparteneva al clan ’scissionistì dopo la separazione dal clan ’Di Laurò. Alla morte di Vincenzo Iorio l’attività illegale è passata nelle mani del figlio Mario che ha continuato ad acquistare la cocaina sempre per conto del clan degli ’scissionistì. Tra gli arrestati anche uno dei capi dei diversi clan nigeriani attivi in italia con collegamenti in tutto il mondo, Dan Aham, soprannominato "Polo" raggiunto dall’ordinanza nel carcere di Amsterdam in Olanda.