Un maxi blitz a Roma:sgominati i check pointper spacciare la droga

Maxi operazione contro il clan Casamonica. Per distribuire la droga i "cavalli" avevano organizzato dei check point con sistema a "pedaggio". I controlli "anti sbirri" affidati a una rete di spacciatori

Trentanove arresti, quaranta perquisizioni, sequestrate auto di lusso. Ancora una volta il clan dei Casamonica, una famiglia di origini nomade, nel mirino della Procura antimafia di Roma. Per distribuire meglio la droga i "cavalli" avevano organizzato dei check point con sistema a "pedaggio" lungo la via Casilina e la via Tuscolana. I controlli “anti sbirri” erano affidati così a una rete di spacciatori che impediva ogni infiltrazione di persone sospette.

Mesi di indagini, intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti al cardiopalmo fino a stamattina quando l’intera area sud est della capitale è stata circondata da centinaia di carabinieri e poliziotti delle unità speciali in stato di guerra. Elicotteri a sorvegliare la zona e unità cinofile ovunque per impedire la fuga degli affiliati di quella che gli investigatori da sempre hanno definito l’associazione a delinquere più difficile da sradicare fra Roma e i Castelli Romani.

Sono passati appena due anni, del resto, da quando per stanare i membri più vicini a capi clan all’interno della loro villa bunker i militari del Comando provinciale avevano chiesto l’intervento dei vigili del fuoco. Tre milioni di euro, allora, fra i beni sequestrati: due ville intestate a prestanome a Guidonia e all’Infernetto, una discoteca trendy a Testaccio e un villino blindato in vicolo di Porta Furba. Non solo: 15 fuoriserie finite dai garage blindati al deposito giudiziario fra cui una Ferrari e un Suv dotato di scanner tarato sulle frequenza di polizia e carabinieri. Stranezze della vita: il proprietario, arrestato e poi scarcerato, nel 2007 aveva dichiarato al fisco appena seimila euro.

Capo della gang che riforniva di cocaina i frequentatori della movida romana Giuseppe Casamonica, figlio del capostipite Guerino, assieme ai suoi fratelli Massimiliano, Pasquale, Domenico e Giovannina. Un’indagine difficile, l’ennesima sul clan nomade di origini abruzzesi, più volte finito dietro le sbarre e che comincia con un arresto all’apparenza di poco conto. È l’aprile del 2008 quando i militari bloccano un cittadino nigeriano. L’uomo, si scoprirà, trasporta in Italia cocaina purissima prodotta dai cartelli colombiani passando per Brasile e Centr’America per rivenderla nella capitale. Intermediari fra lo straniero e i Casamonica due insospettabili dipendenti pubblici ai quali vengono affidate le zone di Campo de’ Fiori e Trastevere. Segnale, questo, che la pax criminale ottenuta a Roma dopo le defezioni della banda della Magliana prima, della banda della Marranella dopo (organizzazioni di stampo mafioso che monopolizzano per 30 anni il narcotraffico romano) apre il mercato a nuove batterie e gruppi malavitosi.

Dai siciliani emergenti alle ‘ndrine calabresi più agguerrite o ai camorristi in trasferta. Come sottolinea il procuratore capo della Dda di Roma Giancarlo Capaldo "il territorio offre molto e, si può dire, c’è spazio per tutti". Basta un dato: i cellulari dei Casamonica ricevono una media di 500 telefonate al giorno di ordinazioni.