Maxi-eredità all’asta per aiutare i malati

Era molto riservata Vera Coghi, ma altrettanto determinata. Ricchissima e senza parenti stretti, prima di morire ha nominato erede universale una fondazione che porterà il suo nome. Il suo unico scopo: devolvere fondi ad associazioni non profit che operano nel campo medico per la costruzione o il potenziamento di reparti ospedalieri, l’acquisto di macchinari e l’istituzione di borse di studio per la ricerca scientifica.
«Quando venne da me non sapevo chi fosse - racconta la commercialista Maria Angela Zenoni Collivignarelli - ma probabilmente ero l’unica in tutta Mortara a non averne mai sentito parlare». Di lei infatti, nella cittadina, si vociferava da anni: circa la sua ricchezza (attualmente stimata 40 milioni di euro ndr), la sua casa (il bellissimo Castello d’Agogna) e la sua eredità. La famiglia aveva acquistato il feudo dagli Isimbardi nel 1909 e lei, cresciuta a Mortara, si era sposata a Milano ma già nel 1955 si era separata. La curiosità: ottenne il divorzio lo stesso giorno della Callas. Poi tornò a vivere al Castello sola, mantenendo un riserbo assoluto, praticamente isolata dalla comunità. «Era diffidente, ma quando scoprì di avere poco tempo per vivere fece di tutto perché, una volta morta, nessuno si prendesse i suoi soldi». La sua idea: «un’asta di beneficenza, per raccogliere fondi dal proprio patrimonio».
Detto e fatto. Vera Coghi è morta il 26 aprile all’età di 78 anni e subito la dottoressa Collivignarelli, nominata esecutrice testamentaria, ha dato avvio ai lavori di inventario del patrimonio e quindi all’allestimento dell’esposizione che comincerà domani presso la mostra mercato di antiquariato del Castello di Sartirana, in provincia di Pavia.
Gioielli, lenzuola ricamate, mobili antichi, pellicce, tappeti e quadri: la maggior parte degli oggetti verranno battuti all’asta tra sabato e domenica, dalle 11 alle 17.
«Prima di scegliermi come esecutrice testamentaria - continua la commercialista - ha raccolto informazioni su di me. Aveva le idee molto chiare e non aveva peli sulla lingua, per questo è capitato di scontrarci anche se non è mai venuta meno la fiducia reciproca». Ha previsto tutto la signora Coghi, «con freddezza e meticolosità»: dall’abito da indossare nella bara, al nome della fondazione. E però «soltanto dopo la sua morte mi sono davvero resa conto dell’entità del suo patrimonio e della bellezza del Castello che, tra le altre cose, contiene 80 volumi di atti notarili che raccontano la storia di Mortara».
Solo due i privati che la signora ha inserito nel suo testamento: un mantovano che ha ricevuto 500mila euro più un bar vicino a piazza Ducale di Vigevano e una donna di Mortara a cui andrà un immobile di Ascona, in Svizzera, in cambio dell’obbligo di curare la manutenzione della cappella della famiglia Coghi Gregotti. Tutto il resto in beneficenza, per la sanità, «perché era diffidente la signora Coghi, ma anche molto generosa».