Le maxi-famiglie si ribellano: «Aiuti ai Dico e tasse per noi»

da Milano

Tutto nasce davanti agli occhi spenti di una triglia, al bancone di un supermercato. Mario Sberna, oggi presidente dell’Associazione nazionale famiglie numerose, la osserva ben sapendo che in casa non entrerà. Ha una moglie, cinque figli, di cui uno adottato e uno in affido e, seppur con encomiabile entusiasmo, tira la cinghia. Neppure questa volta in tavola porterà pesce. Viene letteralmente investito dal carrello di un altro «pluripapà». Si mettono a parlare, si conoscono, si confidano. Da lì l’idea: «Mettiamoci insieme, facciamo sentire la nostra voce, la politica non capisce».
Non capisce che le famiglie numerose riciclano i vestiti, moltiplicano i seggiolini per le auto (per necessità grandi e potenti), sono sommerse da bollette di ogni tipo, sono considerate ricche ma spesso vicine alla soglia di povertà. All’inizio, nel 2004, erano sei famiglie, ora sono in 2.700: tutte con almeno quattro bambini a carico. Mario Sberna, un passato da consigliere comunale a Brescia nelle file della Margherita, guida un’associazione che rappresenta poco meno di 20mila persone ed è arrabbiato e deluso. «Così lo Stato punisce chi fa figli. E in un momento in cui bisogna per forza riconoscere le coppie omosessuali, io dico basta. Basta subire ingiustizie su tutti i fronti».
A Sberna, fervente cattolico, i Dico non vanno proprio giù: «Non vedo perché il governo debba tutelare le coppie di fatto mentre continua a calpestare l’articolo 31 della Costituzione, quello che dice “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”». Invece? Invece la serie di iniquità subite dalle maxi-famiglie sono tante. «Prendiamo le tasse - dice Sberna -. Un single che guadagna 40mila euro l’anno è tassato allo stesso modo di un capofamiglia con 2, 4, 6 o 8 figli. Gli scaglioni Irpef sono applicati per reddito complessivo e non per reddito pro capite. E le cosiddette detrazioni per familiari a carico non fanno che restituire una minima parte di quello che ingiustamente viene pagato in tasse. Risultato: una famiglia con almeno quattro figli e 40mila euro di reddito viene considerata ricca. Assurdo. Una famiglia di 6 persone ove entrano 50mila euro l’anno ha in realtà un reddito pro capite annuo di 8.333 euro».
Eppoi le imposte vessatorie. Sberna è un fiume in piena: «Prendiamo l’Ici: ho una casa di 130 metri quadrati. Grande, ma siamo in sette. Di fatto abbiamo a testa 18 metri quadrati a disposizione ma al fisco non interessa. Conta soltanto i vani e il valore catastale della casa». Altro balzello ingiusto di questo governo: il bollo auto, appena aumentato dall’esecutivo Prodi: «Più l’auto è di grossa cilindrata - ragiona Sberna - più aumenta la tassa di possesso. Ma lo Stato se ne infischia se una famiglia numerosa è costretta per necessità ad avere una vettura da 7 o 9 posti; né che non si abbiano i soldi per cambiarla». Altro esempio paradossale: «La tariffa al metro cubo dell’acqua per le attività zootecniche costa il 25 per cento in meno della tariffa sociale applicata sulle bollette delle famiglie. E mentre le mucche possono godere di quantità illimitata, le famiglie non devono superare i 108 metri cubi al mese, altrimenti il prezzo sale». Le mucche hanno lo sconto, i bimbi no.