Maxi-ondata di sbarchi: altri 500 clandestini a Linosa e Lampedusa

Non si ferma l'ondata di
sbarchi, intercettato un altro barcone con 253 persone. A Linosa il barcone in legno di circa 25 metri è andato a schiantarsi sugli scogli in località Punta Faraglioni. I clandestini si aggiungono agli
oltre 1200 sbarcati nelle ultime ore

Lampedusa - Nuovi maxi sbarchi di immigrati. Un barcone con 253 clandestini è stato fermato dalla guardia di finanza a Sud di Lampedusa. Una cinquantina di persone, tra cui donne incinte, ragazzi e gente che stava male, è stata trasbordata su motovedette della Gdf e della capitaneria di porto. Sono in navigazione verso l'isola. Un barcone con circa 300 migranti è giunto a Linosa, la più piccola delle Pelagie. Secondo le testimonianze che giugono da Linosa il barcone in legno di circa 25 metri è andato a schiantarsi sugli scogli in località Punta Faraglioni. Alcuni migranti si sono gettati in acqua ma sono stati recuperati. La capitaneria di porto di Lampedusa ha inviato verso l'isola minore tre motovedette mentre sono intervenute anche altre due motovedette dei carabinieri e della Finanza.
Intanto la capitaneria di porto di Lampedusa è impegnata in un'altra operazione di salvataggio dopo la segnalazione di un altra imbarcazione a Sud dell'isola. Stamani un altro natante di 18 metri di legno era stato soccorso a Sud di Lampedusa. A bordo vi erano 253 persone.

Ieri mattina è approdato sull’isola un altro barcone con 247 migranti, tra cui 15 donne, intercettato da una motovedetta della Guardia costiera a mezzo miglio dalla costa. È il settimo sbarco consecutivo che si registra sull’isola, dove dal giorno di Natale sono giunti oltre 1.300 extra comunitari. Nel Centro di prima accoglienza, che in questo momento ospita circa 1.500 persone, la situazione è al collasso.

La nuova maxi-ondata Lampedusa resta in emergenza per i continui arrivi di immigrati. Dopo i 247 giunti all’alba di ieri, sono circa 1.500 le persone giunte a partire dalla notte della vigilia di Natale e in mattinata un gommone con a bordo una settantina di migranti è stato avistato a 50 miglia a Sud dell’isola. Nella zona sta operando la nave "Bettica" della Marina militare, con il coordinamento della Capitaneria di porto di Palermo impegnata anche nella verifica di altre due segnalazioni relative ad altrettanti barconi che sarebbero in rotta verso Lampedusa. Queste imbarcazioni al momento si troverebbero ancora in prossimità delle coste della Libia, e la Capitaneria di porto di Palermo sta cercando di tracciare la loro direzione. Un piccolo natante con a bordo un numero ancora non precisato di immigrati è stato individuato dalla Guardia costiera al largo dell’isola di Marettimo, la più remota della Egadi (Trapani), dove sono in atto le operazioni di soccorso.

Il pressing italiano sulla Libia Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha telefonato questa mattina al collega degli Esteri, Franco Frattini, "chiedendogli - riferisce il Viminale in una nota - di intervenire ufficialmente nei confronti delle autorità libiche in relazione all’ondata di sbarchi che si sono susseguiti negli ultimi giorni a Lampedusa". Nel primo pomeriggio, poi, il titolare della Farnesina ha chiesto alle autorità libiche di intensificare le operazioni di controllo, prevenzione e dissuasione nei confronti delle imbarcazioni che partono dalla Libia. Frattini ha anche rinnovato l’appello a Tripoli perché "cooperi attivamente e proficuamente su questo delicato fenomeno con le competenti autorità italiane". Nella nota si precisa che sono state impartite anche "specifiche istruzioni all’Ambasciatore italiano a Tripoli, affinché si faccia interprete personalmente presso le autorità libiche di questa sentita esigenza di collaborazione fra i due Paesi e delle forti preoccupazioni italiane".

I rapporti con Tripoli Fonti della Farnesina riferiscono di primi riscontri positivi giunti da Tripoli tramite l’Ambasciatore libico a Roma. Le autorità libiche "si sono dette disponibili ad avviare, a partire dall’inizio del mese di gennaio, i primi pattugliamenti congiunti delle coste libiche, come previsto dall’accordo bilaterale del dicembre 2007, al fine di contrastare questo nuovo e intenso flusso di immigrati che tentano di entrare illegalmente nel nostro Paese".