Un maxi-riscatto chiesto per la Aubenas È giallo a Parigi

Si parla di 15 milioni di dollari per liberare la giornalista francese rapita 158 giorni fa a Bagdad. Ma poi arriva una frettolosa smentita che non convince

Alberto Toscano

da Parigi

I francesi osservano con una certa invidia i risultati positivi ottenuti dai servizi segreti italiani nella liberazione di ostaggi catturati in Irak e in Afghanistan. Di qui un certo nervosismo nel trattare il problema della cattività di Florence Aubenas, la giornalista del quotidiano parigino Libération che è stata rapita all’inizio di quest’anno insieme al suo interprete Hussein Hanoun alla periferia di Bagdad. Oggi è il giorno numero 158 della detenzione dell’inviata speciale francese e del suo collaboratore iracheno. I principali edifici parigini, come il municipio, espongono gigantografie con i loro volti, ma la trattativa volta a garantire la loro liberazione si sta rivelando estremamente complicata.
In questo clima è giunta una sorta di gaffe, compiuta dal segretario generale dell’associazione Reporters sans frontières, Robert Ménard, che ha parlato di una richiesta di forte riscatto da parte dei rapitori di Florence e Hussein. Immediatamente il tam tam delle voci parigine ha creduto di poter individuare in quindici milioni di dollari la cifra che sarebbe stata domandata dai terroristi in cambio della libertà della giornalista francese e del suo collaboratore iracheno. Ieri sia Robert Ménard sia il Quai d’Orsay sono corsi ai ripari, affermando che nessuna cifra è stata chiesta dai sequestratori e cercando quindi di allontanare il sospetto secondo cui la libertà dei rapiti sarebbe solo una questione di quattrini.
Le autorità francesi hanno sempre negato di avere pagato un riscatto per la fine della cattività dei due giornalisti Chesnot e Malbrunot, che sono stati rapiti in Irak lo scorso agosto (il giorno stesso del sequestro del reporter italiano Enzo Baldoni) e che sono stati rilasciati alla fine di dicembre. Ammettere adesso che esiste una precisa domanda di riscatto in denaro da parte dei rapitori di Florence e Hussein creerebbe un grosso problema d’immagine alle autorità di Parigi nell’ipotesi, da tutti auspicata, del loro ritorno in libertà.
Ieri Robert Ménard ha detto di essersi fatto «comprendere male» per aver affermato che una grossa somma di denaro era stata chiesta dai sequestratori della giornalista di Libération. Al tempo stesso la signora Cécile Pozzo di Borgo, portavoce del ministero degli Esteri francese, ha dichiarato che l’eventuale richiesta di un riscatto in denaro «non corrisponde assolutamente alla realtà». Resta il fatto che il sequestro di Florence e Hussein sta battendo ogni record di durata in Irak e che le autorità francesi sembrano in difficoltà nel trovare una via d’uscita. La fiaccola della speranza viene però tenuta accesa da Serge July, direttore del quotidiano Libération, secondo cui «c’è la sensazione che il problema del sequestro stia registrando un’evoluzione positiva» perché è stato «stabilito un contatto» tra le autorità francesi e i rapitori. Un contatto a base di una richiesta in denaro? Questa è la domanda che tutti si pongono, pur non dimenticando l’elemento più importante: il ritorno di Florence e Hussein in libertà dopo ormai quasi sei mesi di detenzione nelle mani dei terroristi iracheni.